Bologna: Enrico Letta apre il congresso. Non a scadenza, a marzo, ma il prima possibile. “Io non mi ricandiderò, dopo di me spero in una nuova generazione” ha detto il segretario affrontando davanti alle telecamere la solitudine della sconfitta. Il pensiero corre subito a Elly Schlein, vicepresidente in Emilia Romagna e capolista del proporzionale alla Camera nell’unica regione in cui il Pd è rimasto primo partito.

Parla di lei, Letta? L’ultima volta, l’attuale segretario aveva detto di sperare in una donna per la sua successione. Una donna giovane. Identikit perfetto per Schlein, il cui nome è iniziato a circolare nei retroscena, senza che lei mai lo smentisse, nonostante non sia nemmeno iscritta al Pd. Cosa che non piace ai dem ortodossi ma che in un Pd ostaggio delle correnti potrebbe alla fine essere pure un vantaggio, magari per costruire non un altro Pd, ma una nuova sinistra. Schlein per ora glissa: “Il congresso? Tutte queste cose fanno parte del dopo, io ora sono interessante al durante, alle elezioni” aveva detto Schlein in piazza San Francesco alla chiusura del Pd bolognese tre giorni fa. Non un no alla corsa, insomma. Nata a Lugano, americana per parte di padre, c’è chi ironizza sulla mimesi con la newyorkese Alexandria Ocasio Cortez, ma intanto la stampa straniera la nota e la insegue: “Il nuovo astro della sinistra” scrive il Guardian. Idem il Time.

Piace, Schlein, soprattutto alla sinistra e al Movimento 5 Stelle con cui lei non ha mai nascosto di voler cucire e ricucire, dopo aver militato proprio a sinistra dopo aver abbandonato il Pd renziano che approvava il Jobs Act. Tanto più che Schlein viene da Bologna, la città che ha eletto Matteo Lepore con una maggioranza amplissima che andava da Renzi ai pentastellati. La stessa città, unica in Italia, in cui il Pd raggiunge la vetta del 33% mentre precipita dalle Alpi alla Sicilia. Il puntino più rosso d’Italia, dove i dem stanno lassù e la sinistra pure si gonfia fino a un ragguardevole 7%. Irraggiungibili per il centrodestra. Questo è il centrosinistra vincente, pare dire la storia di Schlein, capolista proprio a Bologna.

Bonaccini aperto al dialogo con M5S

Non è così facile, però. Accanto a Schlein c’è infatti anche l’ipotesi del presidente della Regione Stefano Bonaccini. Non il preferito di Letta, stando alle sue indicazioni: uomo, e della stessa generazione del segretario uscente. E tuttavia si parla dell’uomo della vittoria su Matteo Salvini alle regionali del 2020, che governa con una maggioranza che va dalla sinistra (rappresentata da Schlein prima della sua elezione alla Camera) a Italia Viva, e che vanta di non aver mai avuto un solo giorno di crisi.

“Quando si litiga ci si chiude in una stanza, e non si esce finché non si parla con una voce sola. La mia, perché sono stato eletto io Presidente” ha detto più volte Bonaccini, che non ebbe nemmeno bisogno dell’alleanza con i 5 Stelle per vincere: “Mi dissero di no e io li avvertii: vengo a prendervi i voti casa per casa”. E così fece.

Bonaccini è corteggiato da riformisti Pd. Il suo Pd “concreto, che sa parlare anche nei bar” piace anche ai ceti produttivi. Lui, che è stato molto vicino a Renzi e che ancora gli è amico, ci pensa. Per tutta la campagna elettorale ha dato lezioni al Pd lettiano su come si doveva convincere gli indecisi, facendo il pieno in tutte le feste dell’Unità. Non ha molti agganci a Roma, forse, ma ha voglia di provarci, da anni. E negli ultimi giorni ha anche aperto al M5S: se sono europeisti si dialoga. Con loro e con tutti, per gettare un amo anche a sinistra.

Si vedrà se davvero il “pres”, come lo chiamano tutti in Regione, ci sia. Intanto Bonaccini è stato l’unico, domenica notte, a twittare gli auguri agli avversari vincitori: “L’affermazione della destra è chiara. Complimenti a Giorgia Meloni“. Parole che, secondo molti, aprono la resa dei conti nel Pd.

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