Marano: è stato recapitato in tarda mattinata agli ex amministratori il decreto attraverso il quale è sancito lo scioglimento del Consiglio comunale.

Poche pagine in cui sembra essere chiaro il quadro disegnato dalla commissione d’accesso che nei mesi scorsi si è insediata per verificare se fossero presenti ingerenze camorristiche all’interno dell’Ente.

Come nei precedenti 3 scioglimenti (1991, 2016 e 2021) è evidente una costante: un certo numero di dipendenti è gravato “(…) da elementi di controindicazione, sia generici che rilevanti per finalità di prevenzione antimafia” e che per quanto riguarda alcuni consiglieri (sia di Maggioranza che di Opposizione) nei confronti di circa la metà di essi sussistono “rapporti di parentela, di frequentazione e di contiguità con soggetti riferibili a consorzi criminosi insistenti sul territorio.

A questo si aggiungono una serie di procedure seguite dall’ente locale negli affidamenti pubblici, riscontrando anche su tali adempimenti “sensibili profili di anomalia” per il ricorso estensivo agli affidamenti diretti e al frazionamento artificioso degli appalti, “distorsione procedimentale che sembrerebbe celare una vera e propria funzione agevolatrice verso contatti contigui alla criminalità organizzata”.

L’Amministrazione è anche ritenuta responsabile di non aver attivato tempestivamentei dispositivi di videosorveglianza – nonostante la prefettura di Napoli avesse più volte sottolineato la necessità di un attento controllo del territorio.

Sono state evidenziate numerose violazioni delle norme di prevenzione antimafia, in modo specifico dell’art. 100 del d. Igs. n. 159/2011 che impone agli enti locali sciolti ai sensi dell’art. 143 TUOEL di richiedere nei successivi cinque anni dal decreto dissolutorio l’informazione antimafia prima della stipula di rapporti contrattuali o del rilascio di concessioni o di erogazioni, indipendentemente dal loro valore economico.

L’Amministrazione è inoltre accusata di condotta omissiva nella mancata rimozione di alcune rappresentazioni grafiche o pittoriche presenti in certe aree cittadine(….) realizzati a scopo commemorativo per celebrare “le gesta” di soggetti perlopiù appartenenti ad ambienti malavitosi. La condotta omissiva tenuta dall’ente è proseguita malgrado due specifici inviti rivolti dal prefetto, l’ultimo dei quali indirizzato in via esclusiva al sindaco di Marano di Napoli nel novembre 2024, nel quale sono stati rammentati gli adempimenti obbligatori in capo alle stazioni appaltanti derivanti dall’adozione di provvedimenti interdittivi antimafia ed è stata richiamata l’attenzione del primo cittadino “affinché questi assuma tempestivamente i provvedimenti di specifica competenza, con invito ad interessare in merito, ciascuno per la parte di competenza, anche il Segretario comunale, il Comandante della Polizia Locale e i dirigenti competenti”.

Inefficienze dell’amministrazione comunale vengono rilevate anche nella gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata.

A questo si aggiungono le questioni note e spesso dibattute relative alla scuola di San Rocco, all’assegnazione di alcuni box a cui avevano partecipato parenti di un ex consigliere e alle dichiarazioni mendaci rese da alcuni amministratori comunali in sede di convalida degli eletti, nelle quali viene falsamente attestata l’insussistenza di cause di incompatibilità di cui all’art. 63, comma 1, n. 6, del TUOEL riguardo all’esistenza di debiti liquidi ed esigibili per imposte, tasse e tributi non corrisposti al comune.

 

Un quadro dunque chiaro che abbraccia a 360° l’intero panorama istituzionale. Nonostante ciò il sindaco Matteo Morra ha in più di un’occasione ribadito la volontà dell’Amministrazione di ricorrere “in ogni sede per tutelare la mia onorabilità, quella dei consiglieri comunali che mi hanno sostenuto e quella dei cittadini di Marano che meritano di vivere in una città normale, dove lo scontro politico ritrovi finalmente una dimensione di civiltà e correttezza“.

 

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