Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime forte
preoccupazione per il ritorno di tensioni inflazionistiche che, pur mantenendo l’indice generale su
valori contenuti, colpiscono con particolare durezza ciò che è essenziale e non rinviabile:
alimentazione, abitazione, energia. Le stime provvisorie Istat di gennaio 2026 indicano un aumento
mensile dei prezzi dello 0,4% e un’inflazione annua all’1%, ma segnalano soprattutto il peso
crescente del cosiddetto “carrello della spesa”, salito al 2,1%, con dinamiche che si concentrano sui
beni e servizi di uso quotidiano.
Questa forbice tra dato medio e spese incomprimibili non è un dettaglio tecnico: è il luogo in cui si
misura la tenuta dei diritti sociali. Se il carrello cresce più dell’inflazione complessiva, significa che
a pagare il prezzo della “stabilità” sono soprattutto le famiglie che non hanno margini di manovra. È
un meccanismo regressivo che amplifica disuguaglianze già evidenti e che rischia di tradursi
rapidamente in nuove tensioni sociali. In Italia una parte consistente delle famiglie vive con redditi
contenuti, e ciò rende l’erosione del potere d’acquisto un tema di dignità, non solo di contabilità
domestica.
In questo quadro, il CCNDDU richiama l’attenzione su una realtà spesso rimossa dal dibattito
pubblico: l’impatto dell’inflazione sui redditi degli insegnanti. La condizione economica di molti
docenti, di ruolo e non di ruolo, è diventata fragile e instabile, soprattutto per chi lavora lontano
dalla propria residenza e sostiene costi doppi di vita, tra affitto, trasporti e spese quotidiane. Le
rilevazioni sul mercato delle locazioni mostrano che l’avvio del 2026 vede ancora un incremento
dei canoni e livelli medi elevati, con città come Milano e Roma su valori particolarmente onerosi al
metro quadro. In tali contesti, parlare di “sostenibilità” del trasferimento è spesso una finzione: per
molti docenti fuorisede il costo della vita è semplicemente improponibile.
A essere colpite in modo particolarmente duro sono anche le famiglie monoreddito degli insegnanti:
nuclei in cui un solo stipendio deve sostenere affitto o mutuo, bollette, spesa alimentare, figli,
scuola, salute. Quando aumentano proprio le voci che non si possono comprimere, il lavoro
educativo rischia di essere svuotato di riconoscimento materiale, trasformandosi in una “missione”
pagata con rinunce private. Non è accettabile che chi garantisce quotidianamente un servizio
costituzionale essenziale sia costretto a scegliere tra continuità didattica e sostenibilità economica
della propria vita.
Il CNDDU evidenzia inoltre un dato strutturale: la retribuzione degli insegnanti in Italia risulta
penalizzata anche in prospettiva comparata. Le note Ocse segnalano che gli stipendi effettivi dei
docenti italiani sono significativamente inferiori rispetto a quelli di altri lavoratori con pari livello di
istruzione terziaria, un elemento che riduce attrattività della professione e, nel tempo, indebolisce
l’intero sistema educativo. In altre parole, l’inflazione oggi non fa che accelerare una tendenza già
presente: la progressiva perdita di valore reale del lavoro docente.
Per queste ragioni il CNDDU rivolge un appello forte e diretto al Ministro dell’Istruzione e del
Merito, Giuseppe Valditara, affinché si riconosca che l’azione dell’inflazione sui redditi degli
insegnanti non è un fastidio passeggero ma un’emergenza sociale che investe la scuola pubblica.
Chiediamo un intervento immediato di sostegno al reddito dei docenti, perché la qualità
dell’istruzione non può poggiare su stipendi che, nelle aree ad alto costo, non reggono più la vita
ordinaria.
Il CNDDU propone che l’azione di contrasto sia concreta e misurabile, capace di incidere subito sul
potere d’acquisto: serve un meccanismo di salvaguardia che protegga i redditi dall’aumento dei beni
essenziali, legando una quota delle retribuzioni a indicatori che riflettano davvero la spesa
quotidiana, come l’andamento del carrello della spesa rilevato da Istat, e non soltanto il dato medio.
Serve inoltre una misura specifica per i docenti fuorisede che riconosca il costo dell’abitare nelle
città dove si concentra l’offerta di lavoro scolastico: un sostegno stabile, legato a canoni effettivi e
non simbolici, perché oggi l’affitto è diventato la principale tassa occulta sulla continuità didattica.
Infine, è necessario un intervento immediato sul caro-energia e sulle spese incomprimibili, affinché
le famiglie degli insegnanti – soprattutto quelle monoreddito – non siano costrette a colmare con
debito o rinunce ciò che dovrebbe essere garantito da un salario dignitoso.
Non si tratta di “privilegi” ma di prevenire un impoverimento che ha conseguenze pubbliche:
quando il reddito docente si erode, aumentano stress, mobilità forzata, abbandono della professione,
discontinuità educativa. La scuola non può diventare un luogo in cui si insegna cittadinanza e diritti
mentre chi la fa vivere sperimenta, nella propria quotidianità, la riduzione progressiva di quegli
stessi diritti sociali.
Il CNDDU chiede quindi al Ministro Valditara un’assunzione di responsabilità immediata: arginare
l’effetto dell’inflazione sui redditi dei docenti significa proteggere la tenuta della scuola pubblica, la
coesione sociale e la credibilità delle istituzioni. Dove il costo della vita è improponibile per i
docenti, la risposta non può essere l’adattamento individuale: deve essere una scelta politica,
urgente e giusta.
prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU
