Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama l’attenzione
dell’opinione pubblica e delle istituzioni sulla crescente pressione economica che grava sui
lavoratori del settore scolastico, con particolare riferimento ai docenti di ruolo costretti da anni a
svolgere servizio lontano dalla propria residenza. I dati più recenti sull’andamento dei prezzi al
consumo in Italia evidenziano una dinamica che, pur in presenza di un’inflazione generale
relativamente contenuta, continua a incidere in modo significativo sui beni essenziali della vita
quotidiana.

Secondo le rilevazioni dell’Istat, nel corso degli ultimi anni il cosiddetto “carrello della spesa” ha
registrato aumenti più rapidi rispetto all’indice generale dei prezzi: tra il 2021 e il 2025 l’inflazione
complessiva è cresciuta del 17,1%, mentre i beni alimentari e di prima necessità hanno registrato un
incremento cumulato pari al 24%, con uno scarto di circa sette punti percentuali. () Questo divario
dimostra come la percezione sociale del caro vita sia determinata soprattutto dal costo dei beni
indispensabili, ossia quelli che incidono quotidianamente sui bilanci familiari.

Le tendenze più recenti confermano questa dinamica. I prodotti alimentari non lavorati continuano a
mostrare aumenti superiori alla media dell’inflazione, con variazioni annue superiori al 2% già nei
primi mesi del 2026, mentre la componente dei servizi rimane stabilmente più elevata rispetto ai
beni, con differenziali che superano i due punti percentuali. () L’erosione del potere d’acquisto
risulta quindi particolarmente evidente nei consumi quotidiani. Non a caso, le indagini sulle
condizioni di vita delle famiglie evidenziano che circa un terzo dei nuclei familiari italiani ha
ridotto la spesa alimentare negli ultimi anni per far fronte all’aumento dei prezzi. ()

In termini strutturali, la questione si inserisce in un contesto economico nazionale caratterizzato da
una crescita moderata e da un progressivo ridimensionamento del potere d’acquisto reale.
Nonostante la spesa media mensile delle famiglie sia salita nominalmente a circa 2.755 euro nel
2024, tale incremento è stato in larga parte assorbito dall’inflazione, con la conseguenza che la
capacità reale di consumo risulta inferiore rispetto al periodo precedente alla pandemia. ()
All’interno di questo quadro macroeconomico, la condizione dei docenti fuorisede rappresenta una
delle situazioni più critiche del pubblico impiego. Migliaia di insegnanti, molti dei quali immessi in
ruolo con la legge n. 107 del 2015, continuano a vivere e lavorare lontano dalle proprie famiglie da
oltre un decennio. Il sistema della mobilità territoriale, combinato con la rigidità degli organici e
con i limiti nella disponibilità dei posti trasferibili, ha prodotto nel tempo una vera e propria frattura
tra dimensione professionale e vita familiare. A ciò si aggiunge un costo della vita crescente,
caratterizzato da spese per affitti, trasporti interregionali, gestione di due abitazioni e spese
alimentari in costante aumento.

In una prospettiva giuridica, tale situazione solleva questioni rilevanti non solo sul piano
contrattuale, ma anche sul piano dei diritti fondamentali. Il diritto all’unità familiare, riconosciuto
come valore costituzionale e tutelato indirettamente dagli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione,
non può essere sacrificato per periodi indefiniti da meccanismi amministrativi che impediscono il
ricongiungimento dei lavoratori con i propri nuclei familiari. Allo stesso tempo, l’articolo 36 della
Costituzione stabilisce che ogni lavoratore ha diritto a una retribuzione sufficiente a garantire
un’esistenza libera e dignitosa: un principio che assume un significato ancora più rilevante quando
le condizioni di lavoro impongono costi aggiuntivi permanenti legati alla distanza dal luogo di
residenza.

Alla luce di tali considerazioni, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti
Umani rivolge un appello diretto al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara,
affinché nelle procedure di mobilità per l’anno scolastico 2026/2027 venga resa disponibile la
totalità dei posti vacanti e disponibili per i trasferimenti. Una misura di questo tipo rappresenterebbe
un intervento immediato di riequilibrio amministrativo, capace di ridurre una situazione di
ingiustizia che si protrae ormai da oltre dieci anni.
Accanto a questa misura, appare necessario un intervento strutturale sull’organico della scuola
attraverso il rafforzamento delle aree disciplinari che rispondono alle nuove esigenze educative
della società contemporanea. In particolare, il potenziamento dell’educazione finanziaria e delle
discipline giuridiche ed economiche rappresenterebbe una scelta coerente con le indicazioni
europee in materia di alfabetizzazione economica dei cittadini. Numerosi studi internazionali
evidenziano infatti come la scarsa conoscenza dei meccanismi finanziari rappresenti un fattore di
vulnerabilità sociale e di esclusione economica, soprattutto tra i giovani.
Allo stesso tempo, il rafforzamento dell’educazione civica e dei percorsi di educazione alla legalità
appare oggi indispensabile alla luce dell’aumento dei fenomeni di violenza giovanile, bullismo e
cyberbullismo, che richiedono interventi educativi strutturali e continui all’interno delle istituzioni
scolastiche. In questo contesto, i docenti della classe di concorso A046 – discipline giuridiche ed
economiche – possiedono competenze professionali specifiche che potrebbero essere pienamente
valorizzate attraverso un ampliamento dell’organico di potenziamento.

L’incremento dei posti destinati a tali insegnamenti non costituirebbe soltanto una misura
organizzativa per favorire il rientro dei docenti fuorisede, ma rappresenterebbe una vera politica
pubblica di investimento nella cittadinanza democratica, nella cultura della legalità e nella
responsabilità economica delle nuove generazioni.
Dopo oltre dieci anni di sacrifici economici e sociali imposti a migliaia di insegnanti e alle loro
famiglie, è necessario un cambio di paradigma nelle politiche di gestione del personale scolastico.
La mobilità non può essere considerata un mero procedimento amministrativo: essa rappresenta uno
strumento di equilibrio sociale, di tutela della dignità professionale e di protezione dei diritti
familiari.

Garantire il ricongiungimento dei docenti con le proprie famiglie, ampliando al contempo gli ambiti
educativi strategici della scuola italiana, significa coniugare razionalità economica, efficienza
amministrativa e tutela dei diritti fondamentali. In una fase storica segnata da trasformazioni sociali
profonde e da nuove fragilità economiche, investire nella stabilità della vita professionale e
familiare degli insegnanti significa investire nella qualità del sistema educativo e, in ultima analisi,
nel futuro democratico del Paese.

prof. Romano Pesavento
Presidente Nazionale CNDDU

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