Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, nel solco della riflessione
internazionale promossa dalla risoluzione A/C.2/77/L.17/Rev.1, intende restituire alla Giornata
Mondiale dei Ghiacciai una densità culturale e civile che vada oltre la dimensione celebrativa,
collocandola all’interno di un discorso pubblico consapevole, capace di connettere scienza,
educazione e responsabilità collettiva. La progressiva rarefazione dei ghiacciai non può più essere
letta come un fenomeno distante o specialistico: essa si configura come una narrazione concreta e
visibile della crisi dei diritti, una frattura lenta ma inesorabile che interroga il nostro modo di abitare
il mondo e di trasmettere conoscenza.
I dati scientifici più recenti confermano con chiarezza la portata del fenomeno. A livello globale, i
ghiacciai stanno perdendo ogni anno centinaia di miliardi di tonnellate di ghiaccio, con una
accelerazione evidente negli ultimi due decenni. Secondo le principali istituzioni scientifiche
internazionali, oltre il 30% della massa glaciale mondiale potrebbe scomparire entro la fine del
secolo anche nello scenario più favorevole, mentre nelle regioni alpine europee si è già registrata
una riduzione superiore al 50% rispetto all’inizio del Novecento. In Italia, i ghiacciai alpini hanno
perso circa il 30% della loro superficie negli ultimi trent’anni, con punte ancora più drammatiche in
alcune aree. Eventi simbolici come il collasso di porzioni del ghiacciaio della Marmolada hanno
reso evidente come il fenomeno non sia più progressivo e silenzioso, ma sempre più rapido e
visibile, con conseguenze dirette anche sulla sicurezza delle persone e dei territori.
In un contesto mediatico spesso dominato dalla rapidità e dalla semplificazione, il rischio è quello
di ridurre la questione climatica a un flusso di dati privi di radicamento umano. Il Coordinamento
ritiene invece necessario promuovere una nuova grammatica educativa e comunicativa, capace di
restituire profondità al rapporto tra informazione e formazione. I ghiacciai, in questa prospettiva,
diventano dispositivi simbolici potenti: non solo indicatori scientifici, ma archivi viventi di
memoria ambientale, testimonianze tangibili di un tempo che si ritrae e che, proprio per questo,
chiede di essere compreso, interpretato e restituito in chiave etica.
La scuola, intesa come spazio di elaborazione critica e di costruzione del senso, è chiamata a
svolgere un ruolo strategico nel trasformare la percezione della crisi climatica da evento esterno a
esperienza interiorizzata. Educare ai diritti umani oggi significa anche educare alla capacità di
leggere i segni del cambiamento nei paesaggi, nei corpi sociali, nei linguaggi della contemporaneità.
In tale ottica, il Coordinamento propone un dispositivo didattico inedito che si configura come una
vera e propria “regia narrativa del cambiamento”, identificata simbolicamente nell’iniziativa
#GhiacciaiVivi2026, pensata per attivare nei contesti scolastici un processo di apprendimento
capace di coniugare profondità scientifica e potenza comunicativa.
Il percorso si sviluppa attraverso la costruzione di un ecosistema narrativo multilivello, in cui dati
scientifici, testimonianze dirette, fonti visive e sonore vengono rielaborati in un racconto collettivo
che assume forma pubblica. Gli studenti sono chiamati a costruire una narrazione stratificata in cui
il ghiacciaio diventa interlocutore, presenza attiva capace di “parlare” attraverso linguaggi diversi:
dalla scrittura immersiva alla simulazione digitale, fino alla creazione di ambienti performativi in
cui il pubblico è coinvolto in un’esperienza sensoriale e riflessiva. In questo modo, la conoscenza si
trasforma in esperienza comunicabile, capace di attraversare i confini della scuola e di inserirsi nel
dibattito sociale.
Ciò che caratterizza questa proposta è la sua capacità di integrare dimensione educativa e
dimensione mediatica in un unico processo formativo, in cui l’apprendimento si traduce in
produzione culturale. Gli studenti non sono destinatari passivi di contenuti, ma autori di un discorso
pubblico che restituisce complessità al tema dei ghiacciai, sottraendolo alla marginalità e
rendendolo oggetto di attenzione condivisa. In tal senso, la didattica si configura come pratica
trasformativa, capace di generare consapevolezza e di attivare forme di cittadinanza responsabile.
Le conclusioni di questa riflessione si collocano su un piano che non è soltanto progettuale, ma
profondamente culturale e politico nel senso più alto del termine. Il Coordinamento ritiene
necessario che la Giornata Mondiale dei Ghiacciai diventi un dispositivo permanente di
rielaborazione pubblica del sapere, capace di incidere nella costruzione dell’immaginario collettivo
e di orientare le pratiche educative verso una responsabilità condivisa e consapevole. In questa
prospettiva, esperienze come #GhiacciaiVivi2026 non devono esaurirsi nella dimensione episodica,
ma evolvere in un processo continuo di produzione narrativa, in cui la scuola si configura come
spazio generativo di senso e come soggetto attivo nel dibattito civile.
L’orizzonte che si intende delineare è quello di una comunità educante capace di trasformare la
conoscenza in testimonianza pubblica, rendendo visibile ciò che rischia di scomparire non solo sul
piano fisico, ma anche su quello simbolico. La memoria dei ghiacciai, infatti, non è soltanto una
questione ambientale, ma un banco di prova della nostra capacità di custodire il futuro attraverso il
presente. Per questo motivo, il Coordinamento propone di consolidare un modello educativo in cui
la restituzione delle esperienze didattiche diventi atto culturale condiviso, capace di attivare
dialoghi tra scuola, ricerca, istituzioni e società civile, generando una circolarità virtuosa tra sapere,
responsabilità e azione.
In questa visione, l’educazione ai diritti umani assume una funzione trasformativa radicale: non più
soltanto trasmissione di principi, ma costruzione di coscienze capaci di abitare la complessità e di
riconoscere nella fragilità degli ecosistemi una dimensione imprescindibile della dignità umana. La
scomparsa dei ghiacciai si impone allora come una soglia simbolica che interpella il nostro tempo,
chiedendo una risposta che non sia solo tecnica, ma profondamente educativa e culturale. Il
Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani riafferma così la necessità di
un impegno che sappia coniugare rigore scientifico, profondità etica e capacità narrativa, affinché
ciò che oggi si dissolve nel silenzio possa diventare parola condivisa e responsabilità attiva.
prof. Romano Pesavento
Presidente Nazionale CNDDU

