Si parla spesso di riforma elettorale e di introduzione delle preferenze per eleggere i rappresentati alla Camera o al Senato. Una legge che molti si auspicano, anche il sottoscritto, ma che spesso viene ostacolata.

In molti osannano la legge elettorale per le Comunali, anche lei in questo periodo oggetto di discussioni per eventuali modifiche.

Come spesso si dice “la politica parte dal basso”, oppure “non c’è più la scuola politica delle sezioni”. D’accordissimo con queste due affermazioni ed allora io una proposta la lancerei: perché non tornare ad una legge elettorale per le Comunali dove ci sono i listini bloccati?

Perché dico questo? Perché molto spesso, soprattutto nei Comuni del Mezzogiorno, il consenso non vuol dire automaticamente competenza.

Ottenere 300, 400 o anche 500 preferenze non ti qualifica come ottimo amministratore.

Molto spesso i voti sono frutto di appartenenza a grosse famiglie o identificano un portatore d’interessi, e questo fa da contraltare a chi pur avendo competenze e militanza storica è costretto a ruoli secondari nella scena politica comunale.

La politica comunale è una delle più difficili in assoluto: ti espone a rischi quotidiani (amministrativi, politici e persino personali). Spesso il ruolo di consigliere comunale ha più oneri che onori e serve quanta più esperienza possibile per uscire indenni dal periodo amministrativo.
Dunque perché non poter offrire agli elettorali la miglior rosa di candidati possibili che poi possano aiutare in modo concreto il territorio?

You cannot copy content of this page