Marano: La Commissione Straordinaria ha pubblicato un avviso per dare in concessione, a titolo oneroso, la gestione della Villetta Arafat, spazio verde pubblico.
Un atto che, sulla carta, dovrebbe garantire a tutti i soggetti interessati la possibilità di partecipare in condizioni di parità. Nei fatti, il termine concesso per presentare le proposte è di appena sei giorni: avviso pubblicato il 10 luglio, scadenza il 16 luglio.
Sei giorni. Non per un’emergenza, non per un affidamento urgentissimo di beni deperibili, ma per la concessione onerosa della gestione di uno spazio verde.
Un termine che, in assenza di qualunque motivazione esplicita sull’urgenza, rischia di sembrare più un vestito cucito su misura che un vero avviso pubblico.
Un termine che stride con lo spirito stesso del regolamento comunale Non esiste, è vero, una legge nazionale che fissi un numero preciso di giorni per gli avvisi di concessione di beni patrimoniali comunali a differenza di quanto avviene per gli appalti o per le concessioni demaniali marittime, dove la legge impone termini minimi certi.
C’è però un riferimento che non possiamo ignorare: l’articolo 16 del Regolamento per la collaborazione tra cittadini e amministrazione sulla cura, la rigenerazione e la gestione condivisa dei beni comuni. Quel regolamento riguarda propriamente i patti di collaborazione per la gestione condivisa dei beni comuni, non è lo stesso istituto di un avviso di concessione onerosa ma questo non toglie nulla al principio che ne emerge con chiarezza: la trasparenza, per essere reale, ha bisogno di una condizione essenziale, ovvero un’adeguata divulgazione. Quel regolamento lo dice esplicitamente, dedicando un capitolo intero proprio a questo.
Un avviso pubblico serio soprattutto quando riguarda la gestione di uno spazio pubblico e comporta un canone oneroso dovrebbe ragionevolmente concedere un termine tra i quindici e i trenta giorni, per permettere a chi è interessato di venirne davvero a conoscenza, valutare, organizzarsi e presentare una proposta seria, allora sei giorni non sono minimamente comparabili. Sono un termine che, di fatto, restringe la platea dei potenziali partecipanti a chi era già pronto, già informato, già organizzato prima ancora che l’avviso venisse pubblicato.
Ci sembra strano, per usare un eufemismo
Ci sembra quantomeno singolare che proprio una Commissione Straordinaria che della trasparenza dovrebbe fare il proprio cavallo di battaglia, essendo un organo insediato in un comune sciolto per condizionamento mafioso pubblichi un avviso per concedere uno spazio pubblico con soli sei giorni di tempo.
Un avviso che non garantisce pari opportunità, non favorisce un’informazione capillare, e che non ha avuto nemmeno un adeguato risalto sul sito del Comune, né tantomeno sugli organi di stampa se non si alcuni. Nessuna comunicazione rafforzata, nessun rilievo, nessuno sforzo per farlo arrivare davvero alla cittadinanza.
Proprio da chi dovrebbe essere garante della legalità e della correttezza amministrativa, in un territorio già segnato da anni di scioglimenti, ci si aspetterebbe l’esatto contrario: il massimo della trasparenza, non il minimo indispensabile.
Se un avviso così sei giorni di tempo, nessuna reale divulgazione, uno spazio pubblico dato in concessione onerosa fosse stato pubblicato da un’amministrazione politica, immaginiamo già i titoloni di alcuni organi di stampa gridare allo scandalo, parlare di opacità, di favoritismi, di bandi su misura.
Ma quando a farlo è una Commissione Straordinaria, calato il silenzio, tutto sembra passare sotto traccia. Ed è proprio questo doppio standard che continuiamo a denunciare.
Andremo fino in fondo. Chiediamo trasparenza: chiediamo di conoscere le motivazioni che hanno portato a fissare un termine così anomalo.
Richiederemo l’accesso agli atti per verificare l’istruttoria che ha portato a questa scelta, e se i termini del bando non verranno riaperti faremo ricorso. Perché così, quello che si è confezionato, rischia di sembrare un vero e proprio vestito cucito su misura.
La gestione del bene pubblico non può essere affidata a chi arriva prima grazie a informazioni riservate, ma deve essere aperta a chi, nel territorio, ha davvero qualcosa da offrire alla comunità.
Nota stampa Stefania Fanelli Segretaria Circolo Sinistra Italiana Marano

