di Tonino Scala
C’è una tecnica antica in politica. Funziona quasi sempre. Mentre l’opinione pubblica guarda altrove, si prendono le decisioni che cambiano davvero il volto del Paese.
In questi giorni il dibattito pubblico è stato travolto da una successione continua di polemiche, casi mediatici e vicende capaci di occupare per ore televisioni, giornali e social network. Dal caso Roggero alle infinite controversie che alimentano il confronto quotidiano, tutto sembra costruito per catturare la nostra attenzione. Sono vere e proprie armi di distrazione di massa.
Nel frattempo, quasi in silenzio, il Governo firma le pre-intese sull’autonomia differenziata con Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria.
Ed è proprio questo il punto.
Perché mentre discutiamo di ciò che accade oggi, c’è chi decide come sarà l’Italia di domani.
Le pre-intese non sono un atto burocratico. Sono un passaggio politico decisivo. Riguardano il modo in cui saranno distribuite competenze, risorse e poteri. Riguardano la scuola, la sanità, i trasporti, i servizi pubblici. Riguardano milioni di cittadini.
Il rischio non è semplicemente quello di aumentare l’autonomia delle Regioni. Il rischio è consolidare disuguaglianze che esistono già, trasformandole in un elemento strutturale dell’ordinamento della Repubblica.
Non è una guerra tra Nord e Sud. Chi la racconta così semplifica un problema molto più profondo.
La vera domanda è un’altra: vogliamo uno Stato che continui a garantire gli stessi diritti a tutti oppure un Paese in cui la qualità dei servizi dipenda sempre di più dal territorio in cui si nasce?
La Costituzione affida alla Repubblica il compito di ridurre i divari, non di amministrarli. Eppure oggi assistiamo a un’accelerazione su un tema che avrebbe richiesto il massimo confronto parlamentare, istituzionale e pubblico.
Il Mezzogiorno non ha bisogno di privilegi. Ha bisogno che siano garantiti quei diritti che la Costituzione riconosce uguali per tutti: il diritto alla salute, all’istruzione, alla mobilità, al lavoro.
Per questo le pre-intese non possono passare nell’indifferenza generale.
Quando le luci dei riflettori sono puntate altrove è proprio allora che bisogna prestare maggiore attenzione.
Perché le vere scelte politiche raramente fanno rumore. Cambiano il Paese in silenzio.
E quando ce ne accorgiamo, spesso è già troppo tardi.

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