In una democrazia il potere non può chiedere all’informazione di essere indulgente. Può contestare una notizia, può replicare, può chiedere una rettifica e, quando ritiene che siano stati superati i limiti previsti dalla legge, può utilizzare gli strumenti che l’ordinamento mette a disposizione. Ma non può pretendere che il giornalismo rinunci alla sua funzione essenziale: raccontare i fatti e sottoporli al giudizio dell’opinione pubblica.
Il diritto di cronaca non è un privilegio dei giornalisti. È, prima di tutto, uno strumento a tutela dei cittadini. Significa poter conoscere fatti di interesse pubblico, soprattutto quando riguardano chi esercita funzioni istituzionali o gestisce risorse pubbliche.
Naturalmente, il diritto di cronaca non significa che tutto sia consentito. Una notizia deve essere trattata con correttezza, attenzione e, per quanto possibile, attraverso la verifica delle fonti. Il giornalista ha una responsabilità enorme: informare senza trasformare il proprio lavoro in un processo sommario.
Accanto alla cronaca c’è poi il diritto di critica. Criticare una scelta politica, contestare un provvedimento, esprimere un giudizio severo sull’operato di un amministratore o di un esponente politico fa parte del normale confronto democratico.
La critica, però, non dovrebbe confondersi con l’insulto. Anche chi scrive e informa deve conoscere i propri limiti e rispettare le persone. Libertà di espressione significa anche responsabilità nell’esercizio di quella libertà.
Ma la responsabilità deve valere per tutti.
Chi ricopre un incarico pubblico deve necessariamente confrontarsi con domande, osservazioni e giudizi che possono essere anche molto severi. Non perché il politico abbia meno diritti degli altri cittadini, ma perché l’esercizio di una funzione pubblica comporta una maggiore esposizione al controllo dell’opinione pubblica.
È questo, in fondo, uno degli elementi che distinguono una democrazia da un sistema nel quale il potere pretende di essere sottratto al giudizio dei cittadini.
La politica ha tutto il diritto di contestare un articolo. Ha il diritto di spiegare perché ritiene una ricostruzione inesatta. Ha il diritto di presentare la propria versione dei fatti. Quello che non dovrebbe mai accadere è trasformare automaticamente una critica in un’offesa o una domanda scomoda in un atto ostile.
Perché il problema non è stabilire se un giornalista abbia sempre ragione. Nessuno ha sempre ragione, nemmeno un giornalista.
Il problema è un altro: capire se una democrazia sia abbastanza forte da tollerare una stampa che non dice soltanto ciò che il potere vorrebbe sentirsi dire.
E questo vale per tutti i poteri e per tutti gli schieramenti politici.
Un giornalismo libero non dovrebbe essere il megafono di un partito, né il suo avversario per principio. Dovrebbe fare domande, verificare, raccontare, criticare quando lo ritiene necessario e riconoscere gli errori quando li commette.
Allo stesso modo, una politica realmente sicura delle proprie ragioni dovrebbe rispondere alle critiche con gli argomenti, non pretendere che le critiche scompaiano.
Perché una società nella quale il potere può essere criticato è una società nella quale il cittadino conserva uno spazio di libertà.
Ecco perché il diritto di cronaca e il diritto di critica non sono un favore concesso dalla politica alla stampa. Sono strumenti fondamentali attraverso i quali i cittadini possono conoscere, valutare e giudicare chi li governa.
La libertà di stampa non consiste nel diritto di dire tutto senza conseguenze. Consiste nel diritto di poter raccontare fatti e formulare critiche nel rispetto della legge, senza che il semplice dissenso venga considerato un’intollerabile offesa al potere.
In una democrazia, dunque, la domanda non dovrebbe essere: “Perché questo giornalista mi critica?”
Dovrebbe essere: “Ciò che sostiene è vero? È documentato? E, se non lo è, qual è il modo corretto per contestarlo?”
Perché il potere che accetta il confronto dimostra di essere forte.
Il potere che pretende soltanto consenso, invece, dovrebbe sempre interrogarsi sul motivo per cui una critica gli fa così paura.
Il diritto di cronaca non si negozia. Il diritto di critica non si concede. Si esercitano, nel rispetto della legge, perché appartengono alla democrazia e, prima ancora, ai cittadini.
