Marano: L’incendio dell’auto di Raffaele, ragazzo con disabilità, parcheggiata negli stalli riservati alle persone con disabilità, è un episodio che desta profonda preoccupazione e sul quale è doveroso fare piena luce.
La famiglia di Raffaele ha chiesto che venga accertata la dinamica dei fatti e che siano individuate eventuali responsabilità. È necessario che le forze dell’ordine possano svolgere il proprio lavoro senza pregiudizi e che ogni elemento venga chiarito nelle sedi opportune.
Al di là delle responsabilità che dovranno essere accertate, questa vicenda pone ancora una volta una questione più ampia: prima ancora delle barriere architettoniche, Marano deve abbattere le barriere culturali.
Una città realmente inclusiva non può limitarsi all’eliminazione degli ostacoli fisici. Deve promuovere una cultura del rispetto, della dignità e dei diritti delle persone con disabilità.
Per questo è necessario mettere in campo strumenti concreti: l’istituzione della Consulta delle persone con disabilità, un vero Piano per l’abbattimento delle barriere architettoniche e un progetto complessivo per rendere Marano una città realmente accessibile e inclusiva.
C’è una frase che dovrebbe far riflettere tutti: “Se vuoi il mio posto, prendi anche il mio handicap.”
Il tema non riguarda soltanto il rispetto degli stalli riservati. Riguarda il diritto di ogni persona alla libertà di movimento e alla piena partecipazione alla vita della comunità.
Non è accettabile che una persona con disabilità debba attendere che qualcuno decida di spostare la propria automobile per poter utilizzare un passaggio, una rampa o uno spazio che le è stato riservato proprio per garantire un suo diritto.
È una questione che va oltre la semplice inciviltà. È una barriera culturale. Significa non comprendere che uno spazio riservato alle persone con disabilità non costituisce un privilegio, ma uno strumento necessario per garantire pari diritti e pari libertà.
La gravità della vicenda assumerebbe contorni ancora più preoccupanti qualora fosse accertato che un cittadino, per aver semplicemente rivendicato un proprio diritto, sia stato destinatario di un atto intimidatorio.
In quel caso non ci troveremmo più soltanto di fronte a un comportamento incivile o irrispettoso, ma a un fatto di ben altra gravità, che potrebbe assumere i contorni di una vera e propria prevaricazione criminale.
Proprio per questo è fondamentale che venga fatta piena chiarezza sull’accaduto, lasciando alle autorità competenti il compito di accertare fatti e responsabilità.
Raffaele e la sua famiglia non devono essere lasciati soli.
Questa vicenda deve rappresentare anche un’occasione per interrogarsi sulla città che vogliamo costruire: una città nella quale le persone con disabilità non debbano continuamente combattere contro ostacoli fisici, indifferenza e pregiudizi.
Una città senza barriere non è soltanto una città con marciapiedi accessibili e rampe a norma. È una città che riconosce, tutela e rispetta i diritti e la dignità di ogni persona.
Da qui deve partire una vera rivoluzione culturale.

Così Stefania Fanelli sui propri canali social

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