Melito: Manifestare il proprio dissenso è un diritto, ma quello che sta succedendo in molte scuole italiane non è più protesta: è vandalismo, illegalità e pura strumentalizzazione politica.
Le occupazioni hanno perso ogni briciolo di credibilità. Troppo spesso sono solo un comodo pretesto per saltare giorni di scuola, portate avanti da collettivi che usano gli studenti come pedine per battaglie ideologiche e di partito. Ancora peggio, queste azioni finiscono regolarmente per degenerare in violenze, danni gravissimi alle strutture scolastiche e devastazioni nelle nostre città. Distruggere aule, arredi e beni pubblici pagati dai cittadini non è politica, è delinquenza.
Ma la cosa più vergognosa è che a pagare il prezzo di questo caos sono i ragazzi più indifesi. Chi blocca le scuole calpesta brutalmente il diritto allo studio degli studenti con disabilità, dei ragazzi autistici e di tutti gli alunni fragili.
Per questi studenti, la scuola non è un gioco o un passatempo. La scuola rappresenta:
• Routine e stabilità psicologica: per un ragazzo autistico o con fragilità, interrompere bruscamente la quotidianità significa subire un trauma e forti regressioni.
• Inclusione reale: lo spazio scolastico è spesso l’unica vera occasione di socializzazione e autonomia.
• Presidio di supporto: la chiusura dei plessi nega l’accesso fondamentale agli insegnanti di sostegno e agli assistenti specialistici.
Sbarrare i cancelli significa isolare questi ragazzi, interrompere i loro percorsi di crescita e abbandonare le loro famiglie, lasciandole da sole a gestire situazioni di enorme complessità gestionale ed emotiva.
È inaccettabile che si riempiano la bocca di parole come “inclusione” e “solidarietà” e poi, nei fatti, escludano e danneggino proprio i più deboli. La scuola pubblica va difesa dai vandali e dalle manovre politiche. Il diritto allo studio degli studenti fragili è sacro e non può essere sacrificato sull’altare di nessuna protesta ideologica.
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