Di Francesco Morra

Italia: Il cuore nel calcio non è solo una metafora. Negli ultimi anni il calcio internazionale è stato segnato da episodi drammatici legati ad aritmie cardiache, evidenziando il fatto che nessun atleta, per quanto allenato e sottoposto a rigidissimi controlli, sia completamente esente da rischio. Durante una partita gli sforzi, i cambi di ritmo e le scariche di adrenalina mettono a dura prova il muscolo cardiaco, e gli eventi avversi possono verificarsi anche senza dare preavviso.

Le aritmie sono da considerarsi un caos elettrico che colpisce il cuore, causando un suo malfunzionamento fino all’arresto cardiaco. I casi più recenti nel mondo del calcio riguardano Christian Eriksen, Edoardo Bove e Fabrice Muamba: tre casi, tre storie diverse.

Anno 2021, Europei di calcio: Christian Eriksen, calciatore della Danimarca e dell’Inter, si accascia al suolo. Gli attimi sono concitati, la paura regna in tutti i calciatori, o quasi. Kjær, capitano della nazionale danese, si fionda sul compagno inerme mettendolo in sicurezza e allarmando i soccorsi; tale comportamento si rivelerà decisivo per le sorti del povero Eriksen.

1° dicembre 2024: durante il match di campionato tra Inter e Fiorentina, Edoardo Bove, giocatore della squadra viola, si accascia privo di sensi. Tempestivo sarà l’intervento del compagno Cataldi e del personale medico presente all’Artemio Franchi.

Anno 2012: Fabrice Muamba diventa protagonista di una storia analoga durante una partita con il suo Bolton.

Per questi calciatori saranno fondamentali la tempestività, il coraggio, la preparazione dei presenti e l’utilizzo del DAE (defibrillatore automatico esterno). Per tutti e tre si renderà necessario l’impianto di un defibrillatore sottocutaneo, che entrerà in funzione ogni qualvolta il cuore presenti un’aritmia.

Si riaprono le porte della vita, si chiudono quelle del calcio; o quasi. In Italia il COCIS (Comitato Organizzativo Cardiologico per l’Idoneità allo Sport) non prevede il rilascio dell’idoneità sportiva nel caso di defibrillatore sottocutaneo impiantato. L’intento del COCIS è quello di ridurre al minimo, mediante visite e controlli accurati, la possibilità che si verifichino eventi cardiologici avversi. Per questo motivo Christian ed Edoardo decidono di firmare rispettivamente per il Manchester United e il Watford, due squadre del campionato inglese.

Nel Regno Unito il modello rivalutativo di un atleta in seguito ad aritmie e con defibrillatore impiantato è completamente diverso rispetto al nostro Paese. Il principio chiave che vige nel Regno Unito è quello del «decidere insieme», ovvero tra calciatore, medici preposti e club. Grazie a questo modello, Eriksen e Bove continuano a coltivare il proprio sogno: giocare a calcio. Differenti invece furono le scelte di Muamba, il quale ha liberamente deciso di smettere con il calcio e dedicarsi completamente alla propria salute.

Quanto siano giuste o sbagliate le regole, i protocolli e i princìpi adottati dalle singole federazioni a noi poco interessa e non spetta a noi giudicare; dobbiamo augurarci che tutti i sistemi possano fondersi per creare un modello unico che preservi la salute e, perché no, anche la carriera. Inoltre, l’obiettivo più grande da raggiungere deve essere che la stessa tempestività e il coraggio di Kjær e Cataldi possano diventare sempre più un fattore culturale per ognuno di noi, e che il primo soccorso possa diventare quanto prima materia didattica per le nuove generazioni, spingendo sempre più verso la diffusione del DAE per cercare di rendere le strutture, sia pubbliche che private, quanto più cardioprotette possibile.

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