In questi giorni abbiamo appreso che il bambino lasciato a piedi
dall’autista dell’autobus – un gesto che come Federsicurezza e
Vigilanza Conf Selp siamo stati tra i primi a condannare con fermezza
– sarà chiamato ad aprire le Olimpiadi. Una scelta simbolica,
certamente carica di significato mediatico e narrativo. Bene . Ma
riteniamo altrettanto doveroso ricordare che, mentre si costruiva
l’immagine di un Paese pronto a celebrare un grande evento
internazionale, un lavoratore ha perso la vita all’interno di un
cantiere olimpico. Un uomo che stava contribuendo, con il proprio
impegno quotidiano, alla realizzazione di ciò che il mondo intero
vedrà come un orgoglio nazionale.

È per questo che chiediamo, con rispetto ma con determinazione, che
durante la cerimonia di apertura venga dedicato almeno un momento, anche
breve, alla memoria di questo lavoratore. Due parole. Un gesto semplice,
ma profondamente necessario.

Perché non può esistere celebrazione senza riconoscimento.
Non può esserci festa senza responsabilità.
Non può esserci orgoglio senza dignità.

Ricordare chi ha perso la vita mentre svolgeva il proprio lavoro non è
un atto politico, né un atto divisivo. È un dovere morale. È un segno
di civiltà. È un modo per dire alle famiglie, ai colleghi, a tutti i
lavoratori italiani – compresi quelli della sicurezza privata che ogni
giorno operano in condizioni spesso complesse – che il loro sacrificio
non è invisibile.

Le Olimpiadi rappresentano un momento di unità nazionale. E proprio per
questo non possono ignorare chi, per quell’unità, ha dato tutto.

Un riconoscimento minimo, ma indispensabile, per restituire dignità a
una vita spezzata mentre contribuiva alla costruzione di un evento che
dovrebbe celebrare valori universali: rispetto, impegno, solidarietà.

Federsicurezza e Vigilanza Conf Selp
Segretario Generale
Dott. Niccolo’ Francesconi

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