C’è qualcosa di profondamente disturbante nel vedere un pandoro scaduto venduto a 320 euro. Non per il prezzo in sé – in fondo, viviamo in un’epoca in cui tutto può diventare “da collezione” – ma per ciò che rappresenta: uno scandalo sulla beneficenza trasformato in merce da collezione.

Era il 2022 quando Selvaggia Lucarelli sollevò il caso, destinato a diventare noto come“Pandoro Gate”. L’inchiesta valutò se i consumatori fossero stati indotti a credere che l’acquisto del pandoro rosa Balocco firmato Chiara Ferragni avrebbe contribuito a finanziare l’ospedale Regina Margherita di Torino, in particolare per l’acquisto di un macchinario per la ricerca sull’osteosarcoma. In realtà, la donazione era già stata stabilita in precedenza, indipendentemente dalle vendite del pandoro.

La vicenda si è conclusa con sanzioni dell’Antitrust per 1,3 milioni di euro e, più recentemente, con il proscioglimento di Ferragni dal reato di truffa aggravata. Il giudice di Milano non ha riconosciuto l’aggravante della minorata difesa dei consumatori online, riqualificando il reato in truffa semplice. E poiché il Codacons aveva ritirato la querela dopo un accordo risarcitorio, il reato si è estinto.

Ma mentre la giustizia seguiva il suo corso, qualcuno aveva già fiutato l’affare.

Su eBay, oggi, si assiste a uno spettacolo surreale. I pandori rosa, scaduti da oltre due anni, sono diventati oggetti da collezione venduti a cifre che oscillano tra i 50 e i 320 euro. C’è chi vende la confezione completa con nastri e stencil, chi si accontenta di vendere solo la bustina di zucchero a velo (fino a 100 euro), chi offre persino la sola scatola vuota.

Il range di prezzo è folle: si parte da 10 euro per una bustina di zucchero a velo, si sale a 90-100 euro per il pandoro completo “ancora confezionato” (ma comunque scaduto), fino ad arrivare ai 300-320 euro. Alcuni annunci specificano “Ancora confezionato” o “Nuovo, intatto”, come se la data di scadenza superata da anni fosse un dettaglio trascurabile.

pandori ferragni ebay

Ciò che colpisce non è tanto la furbizia dei venditori, quanto il fatto che esista un mercato disposto a pagare. Dopo la sentenza di proscioglimento, i prezzi sono ulteriormente aumentati, come se l’epilogo giudiziario avesse conferito un valore aggiunto a questi dolci ormai immangiabili.

Siamo di fronte a un paradosso del nostro tempo: uno scandalo che metteva in discussione la trasparenza di un’operazione di marketing benefico si trasforma esso stesso in occasione di speculazione. Non importa che il prodotto sia scaduto e quindi non commestibile. Importa che sia quel pandoro, quello delle polemiche, delle sanzioni, dei titoli sui giornali.

Chiara Ferragni, comprensibilmente, non commenterà questo inaspettato epilogo commerciale. Dopo una breve intervista e una nota stampa in cui si è detta “commossa” per il proscioglimento e ha ringraziato i suoi follower, è prevedibile che non tornerà più sull’argomento.

Ma il mercato dei pandori scaduti continuerà, alimentato da quella stessa economia dell’attenzione che ha reso possibile il fenomeno Ferragni. Perché in fondo, che si tratti di un post sponsorizzato o di un pandoro venduto su eBay a 320 euro, la logica è sempre la stessa: tutto può diventare merce, persino – o forse soprattutto – uno scandalo.

E mentre qualcuno conserverà gelosamente un dolce scaduto pagato centinaia di euro, resta l’amara sensazione che in questa storia nessuno abbia davvero imparato nulla. Il consumismo ha semplicemente trovato un nuovo territorio da colonizzare: quello dei nostri stessi errori collettivi, impacchettati e rivenduti come oggetti da collezione.

Fonte: Greenme.it

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