Claudio Carlomagno, l’uomo accusato del femminicidio della moglie Federica Torzullo ad Anguillara, sta ammettendo le responsabilità e fornendo una confessione davanti al gip di Civitavecchia. Nei suoi confronti i pm contestano il nuovo reato di femminicidio e l’occultamento di cadavere.
Dall’autopsia erano emersi dettagli feroci. Dopo aver ucciso la moglie, Claudio Agostino Carlomagno l’avrebbe spogliata e avrebbe tentato di farla a pezzi e dare fuoco al cadavere per “ostacolarne il riconoscimento”, prima di seppellirlo in una buca che aveva scavato nel terreno all’interno della ditta di famiglia di movimento terra. Il terribile dettaglio emerge dal decreto di fermo dell’uomo, accusato prima di omicidio aggravato ora di “femminicidio” e occultamento del cadavere della moglie, trovata sepolta due giorni fa in un canneto alle spalle della sua azienda ad Anguillara Sabazia, in provincia di Roma.
Carlomagno parla dopo la strada del silenzio scelta la prima notte trascorsa in cella. Si era avvalso della facoltà di non rispondere davanti al pm titolare dell’indagine e al procuratore Alberto Liguori.
Dall’esame autoptico sul corpo di Federica Torzullo erano emerse 23 coltellate e anche ustioni al volto, al collo, alle braccia e nella parte superiore del torace. I colpi hanno raggiunto con forza in particolare l’addome e il bacino ma anche gli arti inferiori. L’intera gamba sinistra è stata amputata, mentre iltorace è stato schiacciato dall’azione a cucchiaio della benna-scavatrice. Delle 23 coltellate, 4 sono sulle mani, dato che confermerebbe il tentativo della vittima di difendersi, e altre 19 tra collo e volto
L’autopsia è stata effettuata dalla dottoressa Benedetta Baldari per la procura, dal professor Giulio Sacchetti per l’imputato, dal professor Gino Saladini per parte civile (figlio), e dal dottor Antonello cirnelli per parte civile (genitori).
Un omicidio che gli inquirenti non esitano a definire di “particolare ferocia”. Per i pm di Civitavecchia, inoltre, Carlomagno era pronto a fuggire e a far perdere le proprie tracce ritenendo che “la gravità dei fatti commessi” e quanto compiuto per “dissimulare le proprie condotte, evidenziano la capacità di organizzarsi e quindi potenzialmente anche la capacità di mettere in essere quanto utile a rendere effettiva la latitanza”.
Nel provvedimento viene anche spiegato che sono state trovate tracce sui suoi abiti da lavoro, ritrovati all’interno di una asciugatrice, “segno del fatto che erano stati lavati”. Inoltre, si ipotizza che, abbia usato lui il cellulare della moglie dopo l’omicidio per depistare gli investigatori. L’ultimo scambio di messaggi tra il cellulare di Federica e la madre risalirebbe alla mattina di venerdì 9 gennaio tra le 7.55 e le 8.05, ossia quando si ritiene che la quarantunenne fosse già morta.
Nello stesso arco temporale il marito viene immortalato mentre esce con l’auto da casa ed entrambi i cellulari sarebbero stati poi localizzati nell’area dell’azienda di famiglia, di cui è titolare, dove ieri è stato trovato il corpo all’interno di una buca scavata con un mezzo meccanico e coperto dai rovi.
La Procura di Civitavecchia ora contesta a Claudio Carlomagno il nuovo reato di “femminicidio”. I Pm hanno infatti modificato la fattispecie alla luce delle risultanze investigative. L’articolo 577 bis del codice penale prevede la condanna all’ergastolo per l’omicidio di una donna che viene commesso “per motivi di odio, discriminazione di genere, o per reprimere la sua libertà, i suoi diritti o la sua personalità, come il rifiuto di una relazione”.
La norma tipizza la matrice culturale della violenza di genere, distinguendosi dall’omicidio comune e prevedendo pene severe e specifiche, con limitazioni alla possibilità di ottenere attenuanti, stabilendo che la pena minima non può scendere sotto i 24 anni (o 15 anni in caso di più attenuanti prevalenti).
