Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, con profondo dolore e alto
senso di responsabilità istituzionale, apprende che alle ore 20:20 è stato comunicato il decesso dello
studente diciottenne accoltellato all’interno di un’aula dell’istituto professionale “Domenico
Chiodo-Einaudi” della Spezia. La morte di un giovane tra i banchi di scuola rappresenta una
tragedia che scuote le coscienze e segna in modo indelebile la comunità scolastica, la città e l’intero
Paese.

La scuola, luogo simbolo della tutela, della crescita e della formazione alla cittadinanza
democratica, è stata teatro di una violenza estrema che impone una riflessione non più rinviabile.
Quando un conflitto tra studenti degenera fino a spezzare una vita, non siamo più di fronte a una
semplice emergenza educativa, ma a una crisi sistemica che interroga il modello di prevenzione, di
ascolto e di protezione messo in campo dalle istituzioni.

Il Coordinamento esprime il più sentito cordoglio e la massima vicinanza alla famiglia della vittima,
ai compagni di classe, ai docenti e a tutto il personale scolastico coinvolto, costretti a confrontarsi
con un trauma che nessun contesto educativo dovrebbe mai conoscere. Allo stesso tempo, riteniamo
doveroso affermare con chiarezza che la violenza giovanile, specie in ambito scolastico, è un
fenomeno in aumento, come si può facilmente verificare osservando la continuità e la gravità degli
episodi riportati dalle cronache nazionali. Non si tratta più di eventi isolati, ma di segnali
convergenti di un disagio profondo che richiede risposte strutturate e immediate.
È particolarmente allarmante la facilità con cui armi bianche detenute illegalmente possano essere
introdotte negli edifici scolastici. La presenza di coltelli a scuola non è solo una violazione delle
norme, ma una minaccia diretta al diritto alla vita, alla sicurezza e alla dignità di studenti e
lavoratori. La tutela dei diritti umani, che costituisce il fondamento dell’azione educativa, non può
prescindere dalla garanzia di ambienti realmente sicuri.

Per tali ragioni, il Coordinamento rivolge un appello formale e urgente al Ministro dell’Istruzione e
del Merito, Giuseppe Valditara, affinché vengano previste e normate misure di prevenzione
straordinarie nei contesti che ne manifestino la necessità. In particolare, si chiede di consentire
l’installazione di metal detector negli istituti scolastici che ne facciano richiesta attraverso
deliberazione motivata del Consiglio di Istituto e del Collegio dei Docenti, nel pieno rispetto
dell’autonomia scolastica e della cornice normativa vigente.
Tale strumento non deve essere interpretato come una scelta repressiva o simbolica, ma come una
misura preventiva mirata, finalizzata esclusivamente a impedire l’ingresso di armi e a salvaguardare
l’incolumità delle persone. La sicurezza non è in contraddizione con l’educazione ai diritti umani:
ne è, al contrario, una condizione imprescindibile.
Parallelamente, il Coordinamento ribadisce l’urgenza di investimenti strutturali in educazione alla
non violenza, alla gestione dei conflitti, all’educazione emotiva e affettiva, nonché nel
potenziamento stabile di figure di supporto psicologico e pedagogico all’interno delle scuole. Solo
un approccio integrato, che coniughi prevenzione culturale e tutela concreta, può arginare una
spirale di violenza che oggi mostra il suo volto più tragico.

La morte di uno studente a scuola è una sconfitta collettiva che impone scelte immediate e
coraggiose. Ogni esitazione rischia di trasformarsi in corresponsabilità morale. Il Coordinamento
Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani continuerà a richiamare le istituzioni al dovere
primario di proteggere la vita e di restituire alla scuola il suo significato più alto: essere luogo di
umanità, di diritti e di futuro.

prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU

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