Roma: Proporzionale, ma con un premio di governabilità se una coalizione raggiunge il 42%. Preferenze per i candidati, ma capilista bloccati. Soglie di sbarramento, indicazione del candidato premier e un tetto massimo ai seggi. Ecco cosa prevede il nuovo sistema elettorale destinato a sostituire il Rosatellum.

Si chiama “Stabilicum”, anche se le opposizioni lo hanno ribattezzato “Melonellum”, ed è destinato a prendere il posto del Rosatellum, il sistema con cui gli italiani hanno votato nel 2022.

La proposta di legge è stata approvata dal Senato ed è ora in attesa del via libera definitivo della Camera.

Il principio di fondo è semplice: il sistema resta proporzionale, ma prevede un importante correttivo per favorire la formazione di una maggioranza parlamentare stabile. Se una coalizione raggiunge una determinata soglia di consenso, infatti, scatta un premio di governabilità.

Ma come funziona concretamente?

La regola base: più voti, più seggi

Lo Stabilicum prevede un sistema proporzionale articolato in diverse circoscrizioni.

In linea generale, quindi, i seggi vengono distribuiti in proporzione ai voti ottenuti dalle liste. Una forza politica che ottiene il 20% dei voti avrà, in termini generali, un peso parlamentare proporzionato a quel risultato.

Il meccanismo, però, cambia se una coalizione raggiunge il 42% dei voti validi.

Cosa succede quando una coalizione raggiunge il 42%

È questo il punto centrale della nuova legge.

Se una coalizione ottiene almeno il 42% dei voti validi sia alla Camera sia al Senato, scatta il premio di governabilità.

La coalizione riceve:

  • 70 deputati aggiuntivi alla Camera;
  • 35 senatori aggiuntivi al Senato.

L’obiettivo è fare in modo che la coalizione vincente disponga di una maggioranza sufficientemente ampia per governare senza dover necessariamente ricorrere ad accordi con altre forze politiche.

Un esempio semplice

Immaginiamo che alle elezioni una coalizione ottenga il 43% dei voti.

Poiché ha superato la soglia del 42% in entrambi i rami del Parlamento, scatta il premio. Ai seggi che le spettano in base alla ripartizione proporzionale si aggiungono quindi 70 deputati e 35 senatori, secondo le modalità previste dalla legge.

Se invece la coalizione si fermasse, per esempio, al 41,9%, il premio non scatterebbe: i seggi verrebbero distribuiti secondo il sistema proporzionale.

La soglia del 42%, dunque, rappresenta il vero spartiacque del sistema.

E se nessuno arriva al 42%?

In questo caso non viene assegnato alcun premio di maggioranza.

Il Parlamento viene composto attraverso il sistema proporzionale, sulla base dei voti ottenuti dalle diverse liste e coalizioni che superano le soglie previste.

È quindi possibile sintetizzare il meccanismo così:

42% o più: scatta il premio di governabilità.
Meno del 42%: niente premio, si applica il proporzionale.

Il “listone” per il premio

Per l’assegnazione dei seggi del premio è previsto un “listone” a livello circoscrizionale.

Le liste e le coalizioni devono quindi presentare candidati che possono essere utilizzati per l’assegnazione dei 70 deputati e dei 35 senatori previsti dal premio.

La legge introduce però anche un limite massimo: nessuna coalizione potrà avere più di 220 deputati e 113 senatori.

Il tetto serve anche a evitare che il premio possa alterare eccessivamente gli equilibri necessari per le votazioni che richiedono maggioranze qualificate, come l’elezione del Presidente della Repubblica o le modifiche della Costituzione.

Le soglie di sbarramento

Non tutte le liste che partecipano alle elezioni possono ottenere seggi.

Lo Stabilicum prevede:

  • 3% dei voti per le singole liste;
  • 10% dei voti per le coalizioni.

C’è però una particolarità per le coalizioni.

Se una coalizione supera il 10%, può partecipare alla ripartizione dei seggi anche la migliore lista rimasta sotto il 3%, attraverso un meccanismo di “ripescaggio”.

Un’altra regola è particolarmente importante per capire come funziona il premio: anche i partiti che prendono meno del 3% contribuiscono con i propri voti al risultato complessivo della coalizione.

Quindi una lista che, da sola, non avrebbe diritto a entrare in Parlamento può comunque essere determinante per consentire alla coalizione di arrivare al 42%.

Il candidato premier viene indicato, ma non si vota direttamente

La nuova legge introduce anche l’obbligo per partiti e coalizioni di indicare il nome della persona che intendono proporre al Presidente della Repubblica come Presidente del Consiglio.

Per le coalizioni, tutti i partiti dovranno indicare lo stesso nome.

Attenzione, però: il nome del candidato premier non comparirà sulla scheda elettorale.

Non si tratta quindi di un’elezione diretta del Presidente del Consiglio. Il Presidente della Repubblica conserva le proprie prerogative costituzionali nella formazione del governo.

Resta inoltre escluso qualsiasi vincolo di mandato per i parlamentari.

Come si vota: capolista bloccato e preferenze

Uno degli aspetti più discussi riguarda le preferenze.

Il sistema previsto è ibrido.

Da una parte c’è il capolista bloccato, scelto direttamente dal partito. Dall’altra, l’elettore può scegliere attraverso le preferenze gli altri candidati.

Sulla scheda saranno presenti:

  • il simbolo del partito;
  • il nome del capolista;
  • sei candidati già indicati sulla scheda.

L’elettore potrà esprimere fino a tre preferenze, scegliendo tra questi candidati.

In sostanza, quindi, il primo candidato viene deciso dal partito, mentre gli altri possono essere scelti dagli elettori.

Le regole sulla parità di genere

Per i capilista non è prevista l’alternanza obbligatoria tra uomini e donne.

L’alternanza di genere riguarda invece i sei candidati presenti sulla scheda.

Un vincolo specifico è previsto anche per il “listone” utilizzato in caso di premio di governabilità: dovrà essere rispettata una presenza di almeno 40% per un genere e 60% per l’altro.

Tutti i capilista dovranno inoltre essere inseriti nel listone e saranno quindi sottoposti alle regole di alternanza previste per quella lista.

Chi può presentarsi senza raccogliere firme?

La legge stabilisce regole diverse a seconda della presenza parlamentare delle forze politiche.

I partiti che avevano un gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere prima del 31 dicembre 2025 non saranno tenuti alla raccolta delle firme.

Per le nuove formazioni politiche, invece, sarà necessario raccogliere 6.000 firme per circoscrizione.

Cambia inoltre il numero minimo di circoscrizioni nelle quali una lista deve presentarsi: si passa da un terzo alla metà delle circoscrizioni.

Stabilicum in cinque punti

Per capire rapidamente come funzionerà il nuovo sistema, bastano cinque regole:

1. Si votano i partiti.
Il sistema di base è proporzionale: i seggi vengono distribuiti in rapporto ai voti.

2. Ci sono soglie di sbarramento.
Servono almeno il 3% per una lista e il 10% per una coalizione, con il meccanismo di ripescaggio previsto dalla legge.

3. Il 42% cambia tutto.
Se una coalizione raggiunge almeno il 42% sia alla Camera sia al Senato, scatta il premio di 70 deputati e 35 senatori.

4. Il premier viene indicato, ma non eletto direttamente.
Partiti e coalizioni indicano un nome, che però non compare sulla scheda e non vincola il Presidente della Repubblica.

5. L’elettore ha le preferenze, ma non sceglie il capolista.
Il capolista è bloccato; sugli altri sei candidati l’elettore può esprimere fino a tre preferenze.

Il punto politico

Il nuovo sistema cerca quindi di tenere insieme due esigenze diverse: da una parte la rappresentanza proporzionale dei voti, dall’altra la possibilità di costruire una maggioranza parlamentare stabile.

La vera partita si gioca sulla soglia del 42%: sotto quella percentuale il sistema rimane sostanzialmente proporzionale; sopra quella soglia, invece, entra in funzione il premio di governabilità, pensato per rafforzare la coalizione vincente.

Sarà proprio questo meccanismo, insieme alla combinazione tra coalizioni, soglie, premio e preferenze, a determinare gli equilibri del prossimo Parlamento.

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