“Quel che è stato è già passato e mo il passato se lo tiene. Piove già da un tot, la pioggia bagna la mia pelle, ma mi asciugherò perché so che il tempo è ciclico. E so che un po’ di tempo è quello che ci vuole. Mentre un guaglione sta scacciando il male, sta aspettando il Sole”, così cantava Neffa.

E ieri, nel tardo pomeriggio, rientrando da Napoli questa canzone suonava alla radio mentre passavo (erano più o meno le 19:00) su Corso Europa strada principale di Marano.

Lo scenario che si è presentato davanti era surreale:

Almeno una decina di saracinesche abbassate. Praticamente quasi 100 metri del corso principale della Città completamente al buio con esercizi commerciali che hanno chiuso la loro attività, uno dietro l’altro.

Un tratto stradale che sta praticamente cedendo sotto i colpi della pioggia, una strada parallela chiusa a causa di materiale caduto da un palazzo ed una vera e propria voragine alla fine del lungo corso (che ormai di commerciale non ha più quasi nulla) che resta lì da mesi.

Il bigliettino da visita della Città praticamente stracciato.

Un Corso, che faceva da calamita per lo shopping di almeno tre Comuni (Marano, Mugnano e Calvizzano) che si è praticamente quasi arreso e resiste solo grazie a quei pochi commercianti “resilienti” che cercano di mantenere in vita un “malato terminale”.

A Marano si sta respirando aria di resa, una sensazione che può e deve essere invertita.

Mi sembra già di leggere i vostri pensieri e domande: e come? Ma se si vota sempre la stessa gente? Il maranese questo vuole…

Serve un sussulto popolare, basta leoni da tastiera. Bisogna interessarsi alla “cosa pubblica”. Negli ultimi 10 anni ha votato meno del 50% degli aventi diritto. La maggioranza dei cittadini non è andata a votare! Una stortura!

Come si pretende di vivere in una Città pulita, con i servizi che funzionano se poi al momento di decidere si fa decidere ad altri?

Dunque prima cosa informarsi della “cosa pubblica” e andare a votare.

Seconda cosa: rispetto ai nostri vicini Mugnano, Calvizzano e Qualiano noi non abbiamo senso di appartenenza.

Qui vige la regola che se non posso farlo io non deve farlo nessuno (politicamente parlando).

Nello stato comatoso in cui versa la Città bisognerebbe pensare a lungo termine.

Non volendo “scomodare” Alcide De Gasperi che diceva: “Un politico pensa alle elezioni, ma uno Statista pensa alle prossime generazioni”, ecco questo dovrebbe fare la classe politica che ha l’ambizione di governare la Città nel 2027: pensare ai loro figli ed ai loro nipoti.

Quello che mi auguro è che prima o poi si riesca ad intravedere la luce fuori dal tunnel e che si mettano da parte invidie, rancori e personalismi.

Marano ha bisogno di essere amata!

L'Altra Notizia

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