L’anonimato può essere una tutela. Ma può anche diventare uno scudo.
C’è una differenza sostanziale tra chi sceglie di non esporsi per paura di conseguenze e chi utilizza l’anonimato per lanciare accuse, insinuazioni o ricostruzioni dei fatti senza assumersi la responsabilità delle proprie parole.
È proprio qui che dovrebbe iniziare la riflessione.
Perché parlare senza metterci il nome e il volto può essere facile. Molto più difficile è sostenere pubblicamente ciò che si afferma, accettare il confronto e rispondere delle proprie parole.
Ancora più delicato è il caso in cui, dietro l’anonimato, vengano diffuse informazioni che non trovano riscontro nei fatti. In quel momento l’anonimato rischia di trasformarsi da strumento di tutela in uno strumento per sottrarsi alla responsabilità.
Non è l’anonimato, dunque, a rendere credibile una dichiarazione.
E non è il fatto di nascondere la propria identità a rendere vera un’accusa.
La verità, prima o poi, ha bisogno di fatti. Ha bisogno di riscontri. Ha bisogno di responsabilità.
Chi parla può avere mille ragioni per non mostrarsi. Ma chi ascolta dovrebbe avere altrettante ragioni per non accettare automaticamente come vero ciò che viene raccontato.
Perché esiste una differenza enorme tra proteggere la propria identità per poter dire la verità e nascondere la propria identità mentre si diffondono affermazioni che potrebbero non essere vere.
Nel primo caso l’anonimato può essere una necessità.
Nel secondo può diventare una comoda zona franca.
E forse la domanda più importante non è: “Chi si nasconde?”.
È: “Perché ciò che dice non può essere sostenuto alla luce del sole e verificato attraverso i fatti?”
Non servono accuse personali. Non servono processi sui social.
Serve semplicemente una cosa che oggi sembra sempre più rara: la responsabilità di ciò che si dice.
Perché avere il coraggio di parlare è importante.
Ma avere il coraggio di rispondere di ciò che si è detto lo è molto di più.
La nostra redazione non utilizzerà mai pagine anonime siamo una testata registrata e ci metteremo sempre la faccia in quel che diciamo confrontandoci con l’etica e le regole del sano giornalismo.
