Marano: Gli abbattimenti di stamane, in queste ore, a San Marco ci riportano al tema della manutenzione e della cura del verde, e dell’importanza del verde. Gli alberi non sono un abbellimento: sono un’infrastruttura pubblica. Abbassano le temperature, riducono le isole di calore, migliorano l’aria, assorbono CO₂, tutelano la biodiversità e rendono vivibili marciapiedi e quartieri, soprattutto per anziani, bambini e persone fragili. Come per una strada o una fognatura, il Comune ha il dovere di censirli, mantenerli e programmarne la crescita. Toglierli senza un piano significa smantellare un servizio pubblico.
Cosa chiediamo subito
La sospensione degli abbattimenti non giustificati da una pericolosità documentata, con perizia agronomica pubblica per ogni albero.
L’elenco degli alberi interessati, le motivazioni e le date degli interventi.
Una ricognizione e una mappatura del patrimonio arboreo, con il supporto di un tecnico agronomo.
L’inserimento del patrimonio arboreo tra le infrastrutture pubbliche da censire, manutenere e finanziare ogni anno nel bilancio comunale.
Per ogni albero abbattuto, almeno due nuovi alberi messi a dimora.
Un Regolamento comunale del verde pubblico, con il coinvolgimento di tecnici agronomi.
Capitolati d’appalto per la cura del verde costruiti sui bisogni del territorio, con criteri di aggiudicazione che premiano competenze e specializzazione del personale.
Un piano del fabbisogno di personale per il verde pubblico, con assunzioni e formazione di operai e tecnici specializzati, adeguati all’estensione del territorio comunale.
Marano più fresca
Se il verde è un’infrastruttura pubblica, va progettato e finanziato come tale. Non basta piantare alberi negli spazi che avanzano: serve un progetto unitario che unisca alberature, suolo permeabile, drenaggio delle acque piovane e qualità dello spazio pubblico, con una manutenzione prevista in bilancio. Un albero piantato e abbandonato è uno spreco.
Un progetto pilota. Si parte dalle strade con meno ombra e più cemento, con un intervento facile da monitorare e da estendere poi ad altri quartieri. I criteri devono essere oggettivi: carenza di alberi, impermeabilizzazione, esposizione al calore, densità abitativa, vicinanza a scuole, servizi e luoghi di aggregazione.
Meno asfalto, più suolo vivo. Depavimentare e de-sigillare dove le strade lo consentono, con aiuole permeabili e sistemi verdi continui, non alberi isolati come arredo.
Scelte tecniche, non improvvisate. La scelta delle specie spetta a una valutazione agronomica: alberi di piccola o media grandezza, adatti al clima locale, con poca acqua e poca manutenzione, in un mix equilibrato senza monocolture. Serve il giusto spazio per le radici (terreno strutturale, protezioni, drenaggio) per non danneggiare marciapiedi e sottoservizi. Vanno considerati anche larghezza dei marciapiedi, accessi carrabili, illuminazione e segnaletica.
Rifugi climatici. Spazi ombreggiati per chi soffre di più il caldo, come prosecuzione di una strategia contro il cambiamento climatico che si regge su depavimentazione e verde insieme.
Un regolamento del verde e appalti su misura
Curare gli alberi è un lavoro tecnico, e non può dipendere dalla discrezione del momento. Per questo serve un Regolamento comunale del verde, che stabilisca:
quando e come si può abbattere un albero, con perizia agronomica obbligatoria e pubblica;
le regole per potature e manutenzione, da eseguire a regola d’arte e non con interventi drastici;
gli obblighi di sostituzione e compensazione per ogni albero abbattuto;
i criteri per la scelta delle specie e per la tutela delle radici;
la tutela degli alberi di pregio e il censimento aggiornato del patrimonio arboreo.
Lo stesso vale per gli appalti del verde. I capitolati vanno costruiti sui bisogni reali del territorio, partendo dal censimento delle alberature, dallo stato di salute delle piante e dalle esigenze dei singoli quartieri. Non devono essere modelli generici o al massimo ribasso. L’aggiudicazione deve premiare le aziende con personale altamente specializzato: agronomi, tecnici abilitati, operatori formati alla potatura e all’arboricoltura. Contano la qualità del lavoro, la manutenzione nel tempo e le garanzie di attecchimento, non il prezzo più basso. Un albero potato male o abbattuto per risparmiare è un danno pubblico che paghiamo tutti.
Risorse umane: pochi operai per un territorio vasto
Regolamenti e capitolati non bastano se mancano le persone. Marano è un territorio vasto, con strade, parchi, scuole e quartieri da curare, e pochi operai non possono occuparsene. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: interventi tardivi, potature fatte di fretta, manutenzione rimandata finché l’albero non diventa un problema, e poi l’abbattimento come unica soluzione.
Il verde richiede una squadra dedicata, formata e dimensionata sul territorio. Serve un piano del fabbisogno di personale calcolato sull’estensione reale del territorio e sul numero di alberi censiti, con assunzioni e formazione di operai e tecnici specializzati, il coordinamento di un tecnico agronomo che programmi gli interventi nei quartieri e un calendario pubblico della manutenzione, perché i cittadini sappiano cosa si fa, dove e quando. Prevenire costa meno che rimediare: una manutenzione costante evita i rischi, e con essi gli abbattimenti d’emergenza.
La legge n. 10/2013 sugli spazi verdi urbani, le linee guida del Ministero dell’Ambiente sulla forestazione urbana e il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici indicano la direzione: più alberi, più suolo permeabile, meno superfici sigillate. Marano sta andando nel verso opposto, e noi chiediamo di invertire la rotta.

Nota stampa Stefania Fanelli
Segretaria Sinistra Italiana Marano e Attivisti ed attiviste Sinistra Italiana Marano La Città dei Diritti

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