MARANO, Parlando con amiche e amici, la domanda che mi viene posta più spesso è: “Marano è una città del terzo mondo? Ci vorrebbe un magistrato, uno sceriffo, uno bravo”.
Io credo che serva semplicemente un Sindaco che ami e viva la città. Qualcuno capace di fare sintesi e che, dopo il voto, sia supportato da tutti per il bene comune. Guardiamo l’esempio della vicina Bacoli: anni di dedizione e continuità amministrativa hanno rivoluzionato un territorio che oggi è un modello.
A Marano, invece, da vent’anni le amministrazioni cadono ogni due anni. C’è una differenza fondamentale: un Sindaco, se non lavora bene, non viene rieletto dai suoi cittadini. Un commissario prefettizio, invece, una volta finito il mandato va via e nessuno potrà chiedergli conto dell’eredità lasciata.
La mancanza di continuità è il vero ‘punto e a capo’ che uccide Marano. Lo Stadio Comunale ne è l’esempio più assurdo: sono più di 10 anni che ogni amministrazione prova a far ripartire l’iter, ma ad ogni scioglimento il cronometro torna a zero. È un eterno ricominciare che blocca lo stadio, le opere e il futuro di tutta la città.
Il risultato è lo sbando che viviamo ogni giorno: lo stadio in condizioni disastrose, le ville comunali abbandonate, le strade distrutte e l’assenza totale di spazi di ritrovo per noi giovani. Il dramma delle 26 famiglie sfollate per il recente crollo del muro è solo l’ultima ferita di una città senza programmazione. Marano non ha bisogno di sceriffi, ma di cura, stabilità e un progetto a lungo termine.
Alessio Anepeta Vicesegretario GD Marano
