Marano: Credo sia arrivato il momento di parlare della storia recente di Marano senza semplificazioni e senza trasformare la parola “camorra” in un’arma politica.

Il nostro Comune è stato sciolto tre volte negli ultimi anni, dopo le amministrazioni Liccardo, Visconti e Morra. Sono vicende che vanno conosciute e rispettate, ma che devono essere raccontate per quello che sono.

Uno scioglimento del Comune non è una condanna penale del sindaco. Nessuno dei tre sindaci è stato condannato per associazione mafiosa. Le responsabilità dell’ente, le eventuali indagini penali e le condanne sono piani diversi e non possono essere confusi.

Ma proprio per questo mi pongo una domanda.

Perché a Marano si arriva allo scioglimento mentre in altri Comuni, anche in presenza di accertamenti e vicende giudiziarie che coinvolgono amministratori, l’amministrazione rimane in carica?

Non sto chiedendo di sciogliere altri Comuni. Sto chiedendo di capire se i criteri vengono applicati nello stesso modo.

Pomigliano d’Arco è un esempio concreto: dopo una commissione d’accesso e in presenza di vicende giudiziarie e di accertamenti anche di natura erariale, il Ministero dell’Interno ha deciso di non sciogliere il Comune, ritenendo non provati collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata, pur rilevando diverse criticità amministrative.

Anche a Giugliano sono emerse vicende giudiziarie che hanno riguardato esponenti dell’amministrazione, ma il procedimento di accesso si è concluso senza lo scioglimento dell’ente per infiltrazioni mafiose.

Allora la domanda è semplice: quali sono esattamente gli elementi che fanno scattare lo scioglimento in un Comune e non in un altro?

E soprattutto: a chi giova raccontare Marano come una città identificabile con la camorra?

Perché Marano è molto altro.

La stragrande maggioranza dei maranesi è composta da persone oneste: lavoratori, professionisti, commercianti, imprenditori, studenti e famiglie che ogni giorno fanno il proprio dovere.

Persone che con la camorra non hanno nulla a che fare e che non devono portarsi addosso il peso di vicende che riguardano le istituzioni o singole persone.

C’è poi un altro elemento che spesso viene dimenticato: per capire le responsabilità politiche bisogna leggere gli atti. Le delibere, le proposte e le votazioni.

Perché in Consiglio comunale non vota soltanto la maggioranza. Ci sono anche i consiglieri di opposizione e, provvedimento per provvedimento, bisogna verificare chi ha votato a favore, chi contro, chi si è astenuto e chi era assente.

Solo così possiamo ricostruire seriamente le responsabilità.

Io non voglio assolvere nessuno e non voglio accusare nessuno per il semplice fatto di appartenere a una parte politica.

Voglio una cosa molto più semplice: che la stessa misura venga utilizzata per tutti e che i cittadini possano conoscere i fatti senza etichette.

Perché indagine, accesso, scioglimento e condanna non sono la stessa cosa.

E perché la camorra è una cosa troppo seria per diventare uno strumento di propaganda.

Marano merita verità. Ma una verità documentata, non una verità costruita a seconda di chi la racconta.

Nota stampa Italo Montella Azione – Marano di Napoli

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