Marano: Ieri, su un blog locale, leggevo: «Marano, l’ignoranza o la malafede sugli scioglimenti non
conosce confini. Il penale non c’entra nulla, ma ormai è una battaglia persa: i soliti noti non
ci arrivano».
L’estensore, confuso dall’idea di candidarsi a sindaco della città, insiste, un giorno sì e l’altro
pure, nel denunciare le decine di anomalie amministrative e omissioni riportate nella
relazione della Commissione d’accesso e, se a queste si aggiungono le denigrazioni rivolte
«ai soliti noti» e agli avversari, distinguendosi come un soggetto divisivo e non inclusivo,
arreca ulteriore confusione alla risoluzione del problema.
Con un eufemismo, quando afferma che, dopo cinque scioglimenti, bisogna fare ancora il
disegnino, non ha compreso o fa finta di non comprendere? Sta perseguendo il filone
giustizialista, la strada peggiore per scardinare il fenomeno.
L’articolo 143 del Testo Unico degli Enti Locali ha fatto il suo tempo e andrebbe
completamente ripensato. Oggi è diventato tutt’altro: uno strumento di lotta politica, non
antimafia. Ha bisogno di modifiche.
Passando al garantista Matteo Morra, ex sindaco e massima espressione dei «soliti noti», e
avendo ascoltato le ultime due videoconferenze, condivido l’analisi sulla relazione della
Commissione d’accesso che ha portato al quinto scioglimento per infiltrazione camorristica.
Sembra più che si tratti di un «copia e incolla», ingrandito, delle relazioni dei due
scioglimenti precedenti, ma non delle conclusioni e, quindi, della soluzione.
Trovando in una fase di transizione, sia per quanto riguarda le modifiche della norma in
questione sia per la complessità del fenomeno, la città non ha bisogno di divisioni. Tenendo
sempre ben presente che ci troviamo in uno Stato di diritto e che questo principio va sempre
salvaguardato.
Infatti, sfugge a tanti che, a luglio di quest’anno, è stata presentata una relazione
sull’argomento dalla Commissione parlamentare antimafia, che offre molti spunti interessanti
e proposte concrete.
A Marano si è creato un clima nel quale il personalismo è accentuato all’ennesima potenza,
a discapito dei problemi reali che attanagliano la città. La loro soluzione è l’elemento
essenziale per realizzare un reale cambiamento.
In alcuni Paesi sciolti due o tre volte non si trovano candidati per le elezioni comunali, e
questo dato la dice lunga sul senso di abbandono degli abitanti.
Marano si differenzia anche su questo.
Per come si stanno posizionando le forze in campo, non servono posizioni rigide e
contrapposte. Marano ha bisogno, possibilmente, di un’Alleanza di Salute Pubblica o, come
minimo, di una grande alleanza, capace di coniugare la società civile con l’assenso
determinante dei partiti.
Un progetto civico inclusivo e condiviso, per un verso, dalla Chiesa e dall’associazionismo e,
dall’altro, non può privarsi del contributo determinante dei partiti e dei movimenti,
espressione della democrazia rappresentativa.
Al centro dovrebbe esserci un pensatoio riformista, capace di formare una Giunta ed
eleggere un Consiglio espressione del meglio che la città possa offrire, capace di dialogare
in termini costruttivi al proprio interno e, con autorevolezza ed esperienza, con tutte le
Istituzioni.
Tutto questo anche in funzione del fatto che la legge sullo scioglimento dei Comuni
costituisce una misura straordinaria di intervento dello Stato, non un metodo ordinario, e,
come tale, andrebbe utilizzata solo nei casi estremi e con una funzione di sostegno.
Questa finalità non andrebbe mai dimenticata.

Nota stampa Franco De Magistris

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