Marano: Il Giudice di Pace è una battaglia che abbiamo portato avanti per anni, durante tutta la consiliatura.
La chiusura dell’Ufficio del Giudice di Pace di Marano è stata e resta un colpo durissimo per la città. Non si tratta solo della perdita di un presidio di legalità e di giustizia, ma della scomparsa di un punto di riferimento per i cittadini, per gli avvocati, per gli operatori del settore e per tutte le attività che ruotano intorno a questo servizio.
Marano ha già perso troppo in questi anni. Ogni presidio pubblico che viene meno lascia un vuoto, non solo in termini di servizi, ma anche per quello che rappresenta per il territorio.
Intorno al Giudice di Pace c’era un’attività quotidiana fatta di cittadini, professionisti, lavoratori e attività commerciali. Perdere quell’ufficio significa quindi colpire anche una parte del tessuto economico della città.
Per questo, durante la consiliatura, abbiamo presentato interrogazioni e una mozione con la quale chiedevamo all’Amministrazione di utilizzare tutti gli strumenti possibili per mantenere il presidio sul territorio, anche attraverso il trasferimento nella sede comunale che si sarebbe resa disponibile con lo spostamento degli uffici in via Nuvoletta.
Abbiamo fatto quella battaglia perché pensavamo, e pensiamo ancora, che difendere il Giudice di Pace significasse difendere il territorio.
Alla fine, però, il Giudice di Pace è andato via. E per noi questa resta una sconfitta per Marano.
Su quello che è accaduto e sulle eventuali responsabilità faranno il loro lavoro gli organi inquirenti e la magistratura. Non è questo il terreno sul quale vogliamo sostituirci a chi deve accertare i fatti.
Noi siamo tornati agli atti.
E rileggendo le determine ci siamo imbattuti in una questione che riguarda direttamente i cittadini: quanto è costata, e quanto sta ancora costando, la gestione dell’immobile dopo il sequestro e fino al trasferimento definitivo? Sulla vicenda dei canoni di locazione sembrerebbe esserci una risposta dovuta al fatto che trattasi di un’indennità di occupazione senza titolo per evitare futuri contenzioni. Ma la vicenda piu’ strana riguarda la sorveglianza.
Parliamo di quasi 40mila euro in quattro mesi.
Una cifra che impone una domanda molto semplice: a quale titolo il Comune di Marano ha sostenuto questa spesa? E, soprattutto, chi dovrà farsene carico alla fine?
Da qui partono le tre ipotesi e le domande che abbiamo messo nero su bianco.
GIUDICE DI PACE: CUSTODE GIUDIZIARIO, COMUNE CAPOFILA O COMPROPRIETARIO? IL NODO DA SCIOGLIERE È QUESTO
Dopo il sequestro dell’immobile, e fino al trasloco definitivo, la vigilanza è stata garantita di giorno dalla Polizia Locale , sottraendo così risorse al presidio del territorio , e di notte dalle aziende private incaricate.
Una spesa consistente: quasi 40mila euro in quattro mesi.
Ma a quale titolo il Comune di Marano se l’è accollata?
Le ipotesi, a nostro avviso, sono tre. E dalla risposta a questa domanda dipende tutto il resto.
PRIMA IPOTESI: IL COMUNE COME CUSTODE GIUDIZIARIO
Se il Comune di Marano è stato nominato custode giudiziario dell’immobile , come riportato anche nelle stesse determine , allora si tratta di un’attività di custodia giudiziaria a tutti gli effetti.
In questo caso il Comune anticipa le spese, ma poi dovrebbe richiederne il rimborso al Ministero della Giustizia.
E allora le domande sono:
Queste somme sono state finora semplicemente anticipate dal Comune?
È già stata avviata una richiesta di rimborso al Ministero della Giustizia?
Se sì, per quale importo e con quali tempi si prevede di recuperarle?
Se non è stata ancora presentata, perché?
SECONDA IPOTESI: IL COMUNE COME CAPOFILA
Se invece queste spese sono state assunte dal Comune di Marano in qualità di Comune capofila della gestione associata, allora andrebbero distribuite tra i vari Comuni convenzionati, secondo i criteri previsti dalla convenzione.
Anche qui alcune domande sono inevitabili:
La spesa per la vigilanza è stata già ripartita tra i Comuni interessati?
Se sì, in quale misura e secondo quali criteri?
Sono già state richieste le relative quote agli altri Comuni?
Se invece la spesa è rimasta interamente a carico di Marano, per quale ragione?
TERZA IPOTESI: IL COMUNE COME COMPROPRIETARIO
Se invece il Comune ha assunto la spesa semplicemente in quanto comproprietario dell’immobile, con una quota del 27%, resta da chiarire perché, considerato che l’attività del Giudice di Pace ricade sotto l’egida del Ministero della Giustizia, la spesa non sia stata imputata a quest’ultimo.
E anche in questo caso le domande sono precise:
Qual è il titolo giuridico in base al quale il Comune ha sostenuto integralmente questa spesa?
È stata richiesta una compartecipazione al Ministero della Giustizia?
È stata valutata la possibilità di recuperare, in parte o tutte le somme già sostenute?
E se questa possibilità non è stata valutata, perché?
Poi c’è un’altra questione che riguarda tutti e tre gli scenari.
Perché si è proceduto con affidamenti diretti quindicinali e ripetuti, invece di valutare una soluzione unica per l’intero periodo, una volta compreso che la situazione si sarebbe protratta per mesi?
Quanto è stato effettivamente liquidato fino ad oggi?
Qual è l’importo complessivo che il Comune prevede ancora di sostenere?
E soprattutto: chi sarà chiamato definitivamente a pagare questa spesa?
Tre ipotesi, tre percorsi diversi di responsabilità economica.
Ma una cosa è certa: i cittadini di Marano hanno diritto di sapere quale di queste tre strade è stata effettivamente seguita e se le somme anticipate dal Comune saranno recuperate.
Abbiamo semplicemente formulato delle ipotesi ma una risposta chiara ed esaustiva spetta ai Commissari ed in modo ufficiale.
Perché quasi 40mila euro sono soldi dei cittadini e se il Comune ha sostenuto questa spesa, è giusto sapere perché, a quale titolo e se quelle somme potranno essere recuperate.
E c’è una cosa che non possiamo non dire. Se una vicenda del genere fosse accaduta durante un’amministrazione politica, probabilmente avremmo visto pagine e pagine di giornali, polemiche e richieste di spiegazioni.
Oggi c’è una gestione commissariale, ma questo non significa che su una spesa di questa entità non debbano essere date risposte.
Gli atti ci sono. Le determine ci sono. Le domande anche.
Ora aspettiamo di conoscere le risposte dei Commissari.
Perché se abbiamo perso il Giudice di Pace, almeno abbiamo il diritto di sapere quanto è costato alla città e, soprattutto, chi dovrà pagare alla fine.
Nota stampa Stefania Fanelli, segretaria Sinistra Italiana Marano
