Napoli: Si sono messi in fila in silenzio, ordinati, aspettando che una guardia giurata aprisse quella porta che ieri era stata il confine tra la normalità e l’incubo.

In piazza Medaglie d’Oro, la mattina dopo il grande colpo alla Crédit Agricole, i danni non si contano in cifre, ma in frammenti di esistenza.

Perché dentro quelle cassette di sicurezza trafugate e forzate con “la facilità di un cacciavite”, non c’erano solo sterline d’oro, gioielli o documenti importanti, ma la memoria di intere generazioni. Fuori dall’istituto bancario, questa mattina il clima appariva sospeso: c’era chi usciva esultando per il danno scampato e chi, con lo sguardo spento, già consapevole di aver perso tutto.

Si è avviato il censimento dei beni contenuti nelle cassette, sconosciuti alla banca, sulla base delle dichiarazioni dei clienti, molti dei quali dovranno ancora attendere i tempi tecnici dell’inventario. “La mia cassetta veniva dalla filiale di via Scarlatti”, ha raccontato un correntista. “Anni fa ci proposero il trasferimento qui garantendoci che fosse uno dei caveau più sicuri. Invece le cassette erano a vista lungo le pareti. Hanno aperto quelle, mentre quelle protette dagli armadi blindati non sono state toccate”.

La rabbia monta per una sicurezza percepita come inesistente: “Niente metal detector, una porta antipanico per il caveau. Si entrava con una semplicità incredibile”, ha denunciato una donna. “Siamo venuti a conoscenza di un tentativo di furto già l’estate scorsa: perché non hanno fatto nulla? È una negligenza gravissima”. Per molti, il valore economico seguiva quello affettivo. “Mia moglie aveva preparato i bigliettini con gli oggetti da lasciare alle nipoti”, ha sussurrato un uomo che conservava lì i suoi averi dal 1982. “Ti senti smarrito, violato nella sfera affettiva”. Un furto che diventa “danno psicologico”, mentre già si teme la beffa dei rimborsi: “Le fedi di mio padre o di mio nonno per alcuni sono quattro spiccioli, per noi erano tutto. Nessun risarcimento può ricomprare il passato”. Mentre il personale provava a gestire il caos, restava l’amarezza per l’epilogo dell’assedio. “Con quello spiegamento di forze, non pensavo sparissero così nelle fogne”, ha commentato una donna guardando le pattuglie. “Forse qualcosa nel coordinamento non ha funzionato”.

Se per il sindaco Gaetano Manfredi il colpo è stato “programmato da mesi da grandi professionisti”, per chi era dentro la percezione è stata più sfumata. “Erano napoletani, con noi quasi gentili”, ha raccontato un ostaggio. “Non erano aggressivi, ma sicuri di sé: contavano sulla nostra paura”. Un assalto chirurgico fatto di ordini autorevoli e dialetto stretto: “Ci hanno rinchiusi e fatto posare i cellulari, poi non li abbiamo più visti”. 

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