Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene doveroso intervenire
sulla vicenda emersa il 23 gennaio 2026 a Napoli, che vede una persona con disabilità motoria
privata, nei fatti, del diritto alla mobilità. Non si tratta di un episodio marginale né di una
disfunzione occasionale, ma della manifestazione concreta di una distanza ancora profonda tra i
diritti proclamati e quelli realmente esigibili.

Christian Durso, 34 anni, affetto da una malattia neurodegenerativa che lo costringe da vent’anni a
muoversi in carrozzina, è costretto a recarsi frequentemente a Napoli per sottoporsi a terapie
indispensabili. La sua richiesta è semplice quanto radicale: poter utilizzare un taxi senza dover
rinunciare alla propria carrozzina e, con essa, alla propria autonomia e dignità. La risposta ricevuta
– un rimpallo tra compagnie di taxi prive di mezzi idonei e un’amministrazione pubblica che rinvia
al privato – racconta una verità scomoda: quando l’accessibilità non è prevista, la disabilità diventa
un problema individuale anziché una responsabilità collettiva.

Il CNDDU osserva con preoccupazione come il diritto alla mobilità venga ancora interpretato come
un servizio aggiuntivo, e non come una condizione preliminare per l’esercizio di tutti gli altri diritti.
Senza mobilità non vi è reale accesso alla salute, all’istruzione, al lavoro, alla partecipazione
democratica. Costringere una persona con disabilità a rivolgersi a servizi privati significa introdurre
una discriminazione economica che si somma a quella fisica, producendo una doppia esclusione.
Questa vicenda mette in luce un nodo culturale prima ancora che amministrativo: la disabilità
continua a essere pensata come eccezione, come deviazione dalla norma, e non come una delle
condizioni ordinarie dell’esperienza umana. In questa prospettiva, i servizi pubblici non si
progettano per tutti, ma si “adattano” solo quando qualcuno protesta. È un modello che contraddice
apertamente il principio di uguaglianza sostanziale e svuota di significato la parola inclusione.
Per queste ragioni, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani non si
limita alla denuncia, ma avanza una proposta chiara: l’istituzione, da parte del Comune di Napoli, di
un servizio minimo garantito di taxi accessibili, integrato nel trasporto pubblico non di linea, con
veicoli attrezzati e personale formato, accessibile senza costi aggiuntivi per l’utente. Un servizio
che non sia sperimentale né occasionale, ma strutturale, verificabile e replicabile.

Accanto a ciò, il CNDDU propone l’avvio di un tavolo permanente tra istituzioni, associazioni delle
persone con disabilità e mondo della scuola, affinché l’accessibilità diventi criterio di progettazione
urbana e contenuto educativo. I diritti umani non si apprendono solo nei libri di testo: si imparano
osservando come una città risponde ai bisogni dei suoi cittadini più esposti.
La storia di Christian Durso non chiede compassione, ma giustizia. E ricorda a tutti noi che una
comunità si misura non dalla sua capacità di proclamare diritti, ma dalla volontà di renderli
praticabili. Ogni giorno. Per tutti.

prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU

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