Firenze: Palco al centro, tribune ai lati, 500 ragazzi da tutta Italia e da più città d’Europa. Ma soprattutto tre ministri delle fila «nemiche» (Matteo Piantedosi, Giuseppe Valditara e Guido Crosetto) e un parterre di ospiti traversali, inclusa la reunion con il «vecchio amico riformista» Stefano Bonaccini. Matteo Renzi lancia così la tredicesima edizione della Leopolda, che a 15 anni dall’esordio si conferma essere «laboratorio, officina, vivaio». Tanto che, anche stavolta, sarà il trampolino per un’altra scommessa. Perché questa edizione, sei anni dopo aver presentato qui il simbolo, sarà l’ultima sotto le insegne di Italia viva.

L’ex premier sta infatti preparando il campo per superare la sua creatura, nata dalla scissione del Pd. L’ambizione di arrivare alla doppia cifra è rimasta tale e adesso, con le elezioni politiche alle porte e dopo il fallimento del Terzo polo, Renzi sta puntando tutto su Casa riformista, il contenitore civico-centrista costruito per queste Regionali, ma che dovrebbe rimanere in piedi anche per la sfida del Campo largo (qualora sopravviva politicamente) a Giorgia Meloni: «Il centrosinistra vincerà solo con un centro forte», è il mantra renziano. Italia viva non sarà archiviata all’istante, perché, ad esempio, il partito servirà per continuare a percepire il 2 per mille (l’anno scorso fu di oltre un milione di euro). Per questa nuova avventura servono importanti risorse economiche, frutto anche di microdonazioni, tanto che in sala ci sono i totem per finanziare Italia viva strisciando la carta di credito. Casa Riformista ha però subito un test importante da superare. L’asticella è al 5% alle Regionali in Calabria e all’8% in Toscana. 

Sul palco è il solito Renzi, che esordisce così: «Notevole vedere il palco di Reggio Emilia, la città del primo tricolore, pieno di bella gente, un po’ meno notevole vedere che si fischi chi chiede la liberazione degli ostaggi — dice —. Questa è stata una brutta pagina». Lungo la passerella della Leopolda arriva poi il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, accolto tra gli applausi. La giornata, per l’ordine pubblico, è di massima allerta. Il capo del Viminale, rispondendo alle domande dei ragazzi, racconta prima il suo corso di studi e le esperienze giovanili che lo hanno portato a diventare prefetto e poi ministro. E alla domanda di Renzi, su quale sia la sua più grande preoccupazione, il ministro risponde diretto: «La droga perché è un fenomeno trasversale e da lì derivano tante altre cose». C’è una «guerra politica» da parte della Cgil verso il governo, come dice Salvini? «Credo che da qualche tempo la Cgil lo dica anche espressamente, non guerra politica ma insomma un appello alla rivolta sociale». Tocca poi al sindaco di Milano Beppe Sala e alla rettrice del Politecnico Donatella Sciuto, che discutono della trasformazione della metropoli lombarda, «dall’Expo alle Olimpiadi». Mentre a tarda sera tocca al governatore toscano Eugenio Giani, che il 12 e 13 ottobre si giocherà la riconferma.

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