Scioglimento dei Comuni una legge da modificare: l’intervento di Riccardo Marone su “Repubblica” riapre il dibattito sull’applicazione dell’istituto dello scioglimento dei Consigli comunali per infiltrazioni della criminalità organizzata, dibattito acuito dai recenti casi di Castellammare di Stabia e Torre Annunziata. Non si può non condividere l’amara riflessione secondo cui talvolta una misura normativa di prevenzione volta a tutelare la libera determinazione degli organi elettivi possa essere piegata a fini politici. Capita di leggere nelle relazioni prefettizie disquisizioni sociologiche sulla presenza endemica della camorra sul territorio o disamine su disfunzioni e profili di illegittimità dell’azione amministrativa, per lo più ascrivibili al livello burocratico, senza alcun nesso con la criminalità. Emblematico è il riferimento a meri legami di parentela o affinità tra amministratori e persone anche solo sospettate di rapporti con la criminalità organizzata senza il benché minimo riscontro in merito a interferenze con l’esercizio del mandato elettivo. Kıchiamı che espongono gil amministratori a processi sommari, con evidenti riflessi negativi sulla tutela della riservatezza. Talvolta vengono citati nelle relazioni delle commissioni d’accesso e addirittura colpiti da pronunce di incandidabilità consiglieri comunali che si sono dissociati e hanno contrastato le scelte dell’amministrazione di cui facevano parte.

Non sempre nei provvedimenti adottati si rinvengono i presupposti delineati dalla novella del 2009 sulla scia delle indicazioni della Corte costituzionale, che ha si salvato la disposizione del Tuel dall’illegittimità costituzionale, a patto che il potere attribuito al Governo fosse ancorato a valutazioni stringenti in termini di correlazione tra attività amministrativa, coinvolgimento dei livelli elettivi e criminalità organizzata. Un’applicazione eccessivamente discrezionale della norma, che da rigoroso strumento di prevenzione assume connotati sanzionatori o punitivi, finisce per allontanare la classe dirigente perbene dall’impegno politico, alimentando sfiducia nelle istituzioni. La lotta alla criminalità organizzata e, quindi, la competenza in tema di sicurezza e ordine pubblico spetta in

via esclusiva allo Stato, dovendo le istituzioni centrali creare le condizioni perché i Comuni possano esercitare le proprie prerogative senza condizionamento. Ma se in 20 anni uno stesso Consiglio comunale viene sciolto anche 6 volte e sopporta un commissariamento fino a un massimo

24 mesi, di fatto sospendendo la democrazia rappresentativa, vuol dire che l’attività degli organi straordinari non sempre è stata in grado di bonificare la macchina amministrativa. È il fallimento dello Stato o un salvifico de profundis della politica? Come avveniva un tempo con i beni confiscati che venivano sottratti alla criminalità per rimanere inutilizzati, basta sciogliere un

Consiglio comunale se poi non riesce lo Stato, con la gestione commissariale, a restituire piena operatività alla struttura amministrativa, liberandola dai condizionamenti delle mafie? Altro tema significativo toccato da Marone è il rapporto tra livello politico e responsabilità gestionali: i rilievi mossi attengono alla stera di competenza dei dirigenti mentre a essere colpita è indistintamente la classe politica che non ha gli strumenti per rimuovere i titolari degli uffici. Il paradosso è che sindaci e assessori vengono defenestrati mentre i dipendenti a cui sono attribuiti atti illegittimi restano al loro posto. Anche in vista delle prossime elezioni politiche e a partire da un protagonismo dell’Anci, che potrebbe promuovere un tavolo dei sindaci, è utile aprire un serio dibattito bipartisan. Marone suggerisce una modifica normativa ispirata alla leale collaborazione tra Stato e autonomie locali di grande interesse: al pari di quanto avvenuto in tema di interdittive antimafia a carico delle imprese con l’introduzione della misura della prevenzione collaborativa, è condivisibile prevedere un periodo di affiancamento e supporto ai Comuni che operano in contesti territoriali – non solo nel Mezzogiorno – infestati dalla criminalità organizzata, attraverso la nomina di commissari straordinari che vigilino su possibili ingerenze. In questo modo ne uscirebbe rafforzata la complessiva credibilità delle istituzioni.

L’autore è presidente del Consiglio Regionale della Campania sulle pagine del quotidiano La Repubblica

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