Decisa dal Consiglio dei ministri la data del referendum per dire sì o no alla riforma della Giustizia: la consultazione si svolgeràdomenica 22 e lunedì 23 marzo. Nella stessa data si voterà anche per elezioni suppletive, che serviranno a coprire i due seggi della Camera lasciati vacanti dal governatore del Veneto Alberto Stefani e dall’assessore della sua giunta, Massimo Bitonci. Entrambi erano entrati a Montecitorio dopo aver vinto in collegi uninominali. A confermarlo è stato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, all’uscita da palazzo Chigi dopo la riunione dell’esecutivo. 

Il referendum ha catalizzato il dibattito politico ma anche quello tra le toghe: qui come si sono schierati i magistrati. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio aveva nell’ultima intervista al Corriere sottolineato che il governo non spingeva per un’accelerazione dei tempi: «Siamo convinti che più informiamo gli elettori su contenuto e importanza di questa riforma, più li porteremo alle urne, e con risultati positivi».  Secondo Nordio, la riforma serve per far «recuperare alla politica il suo primato costituzionale. Il governo Prodi cadde perché Mastella, mio predecessore, fu indagato per accuse poi rivelatesi infondate. Mi stupisce che una persona intelligente come Elly Schlein non capisca che questa riforma gioverebbe anche a loro, nel momento in cui andassero al governo», come aveva detto a novembre.

La segretaria Pd Schelin, qualche giorno fa alla presentazione del comitato dei cittadini per il No, ha replicato: «No, non vogliamo che ci serva, vinceremo le prossime elezioni e non vogliamo una riforma che ci consenta di controllare la magistratura, vogliamo essere controllati perché così funziona la democrazia». 

La riforma della giustizia, che prevede la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici, ha acceso un duro scontro tra governo e parte della magistratura e del centrosinistra. Il governo, che ha accusato i magistrati di indebite interferenze in ambiti che vanno dalle opere pubbliche all’immigrazione, sostiene che la riforma sia necessaria per prevenire conflitti di interesse tra i due ruoli ed evitare pregiudizi politici. La magistratura ha accusato il governo di voler controllare i pubblici ministeri per decidere quali reati possano o non possano essere indagati, un’accusa ripresa anche dall’opposizione di centrosinistra. Qui la riforma della giustiziasu cui si terrà il referendum a marzo, spiegata in 3 punti. 

La riforma è stata approvata dal Parlamento in ottobre, ma deve essere sottoposta a referendum prima di diventare legge perché comporta una modifica della Costituzione. 

«Il governo ha ignorato la Costituzione, che concede tre mesi per proporre il referendum, e le 350 mila firme dei cittadini», protesta Carlo Guglielmi, portavoce del comitato civico per il no. E annuncia: «Informeremo martedì il presidente della Repubblica e i comitati promotori parlamentari riguardo alle nostre mosse, le nostre richieste e le nostre ragioni». L’intenzione è quella di fare ricorso. Un’eventualità che non preoccupa il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione Tommaso Foti: «L’unica cosa che non manca in Italia è la possibilità di fare ricorso, il problema è farselo accogliere». 


Francesco Petrelli, presidente del comitato SI Camere penali, assicura: «Ci sarà il tempo necessario per spiegare nel merito la riforma e smontare le falsità dei comitati del No». 

«È una forzatura fissare la data per il 22. Visto che c’è una raccolta firme in corso, sarebbe stato saggio aspettare», commenta la dem Anna Rossomando. «La decisione tradisce un certo nervosismo della maggioranza che vede crescere nel Paese la discussione che non c’è stata in Parlamento. Uno strano concetto della democrazia popolare».  

L'Altra Notizia

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