Ercolano: Un contratto fermo da oltre quattordici anni, differenze economiche e normative tra strutture che erogano prestazioni riabilitative comparabili e una crescente difficoltà a trattenere le professionalità. Sono le ragioni al centro dello sciopero dei lavoratori del Centro Don Orione di Ercolano, accompagnato dal presidio della CISL FP Napoli davanti alla struttura.

Secondo quanto riferito dalla rappresentanza sindacale, nella giornata di mobilitazione sono state circa 200 le prestazioni riabilitative non erogate, mentre sono stati garantiti i servizi minimi e le prestazioni indispensabili previsti dalla normativa sul diritto di sciopero.

Una scelta difficile soprattutto per il rapporto costruito negli anni con gli utenti e le loro famiglie. Durante la mobilitazione è arrivata anche la vicinanza di utenti con disabilità e familiari, a sostegno di chi quotidianamente li assiste e li accompagna nei percorsi di cura e riabilitazione.

«Siamo profondamente legati ai nostri piccoli utenti – spiegano i lavoratori –. Ogni giorno ci prendiamo cura di loro e sappiamo quanto siano importanti continuità e qualità della riabilitazione. Fermarsi oggi non è stato semplice, ma la stanchezza e la frustrazione hanno raggiunto un livello che non poteva più essere ignorato».

«Questi lavoratori hanno sempre garantito professionalità e qualità dei servizi, anche sostenendo carichi di lavoro importanti – sottolinea Ciro Maraniello, coordinatore provinciale e regionale CISL FP Sanità Privata –. Per continuare ad assicurare qualità bisogna però tutelare e rendere attrattivo il lavoro di chi quei servizi li garantisce ogni giorno».

Al Don Orione il nodo principale resta il CCNL ARIS RSA/CDR, fermo da oltre quattordici anni. Ma, sottolinea la CISL FP, è l’intero comparto della sanità privata a vivere da troppo tempo il problema dei mancati rinnovi contrattuali: anche il CCNL Sanità Privata AIOP-ARIS 2016-2018 attende ormai da oltre otto anni un rinnovo non più rinviabile.

«Questa mobilitazione si inserisce pienamente nel grande lavoro che la CISL FP sta portando avanti nella vertenza a tutti i livelli della Federazione, territoriale, regionale e nazionale – prosegue Maraniello –. La piena risposta alle questioni tabellari, economiche e normative può arrivare soltanto dalla contrattazione collettiva nazionale. Ma dal territorio arriva un messaggio chiarissimo: i lavoratori sono stanchi e profondamente frustrati. Anche ARIS sul territorio deve farsi interprete di questo malessere presso le proprie sedi nazionali e contribuire a spingere verso una soluzione in tempi rapidi».

Tra i temi sollevati c’è anche il dumping contrattuale. Secondo il sindacato, nella riabilitazione accreditata convivono strutture che erogano prestazioni comparabili, anche nell’ambito tariffario, ma applicano condizioni contrattuali differenti.

«Infermieri, OSS, fisioterapisti, tecnici della riabilitazione e altre professionalità guardano non soltanto al Servizio sanitario pubblico, ma anche ad altre strutture private dove trovano contratti più aggiornati e condizioni economiche e normative più favorevoli. Così diventa sempre più difficile trattenere competenze ed esperienza».

A raccontare il clima interno è Diego Perez, segretario aziendale CISL FP e componente RSU del Don Orione.

«È una questione di dignità e di rispetto. I lavoratori chiedono valorizzazione professionale, possibilità di crescita, un trattamento economico adeguato e uno stop alle differenze contrattuali che alimentano la fuoriuscita delle professionalità. Il fatto che anche utenti con disabilità e famiglie abbiano voluto manifestare vicinanza a chi li assiste ogni giorno dimostra quanto sia forte il legame umano costruito all’interno di questa struttura».

Resta poi il capitolo del welfare aziendale, misura prospettata dalla parte datoriale con decorrenza dal 1° giugno 2026 e non ancora concretamente attuata.

«Non avrebbe risolto il problema del contratto – spiegano i lavoratori – ma poteva rappresentare un segnale concreto, attraverso ticket mensa, buoni carburante o altre forme di welfare. Una misura nata per favorire il benessere dei dipendenti è diventata invece la goccia che ha fatto traboccare il vaso».

La CISL FP ne rivendica l’attuazione, salvaguardando la decorrenza da giugno, ribadendo che il welfare aziendale non può in alcun modo sostituire il rinnovo contrattuale.

Per il sindacato c’è infine un tema che riguarda la stessa missione delle realtà non profit di ispirazione religiosa.

«La centralità della persona dovrebbe significare attenzione all’assistito ma anche al lavoratore – aggiunge Maraniello –. Le risorse devono tradursi in qualità dell’assistenza, benessere organizzativo e valorizzazione di chi garantisce i servizi. Non possono prevalere logiche esclusivamente economiche: la persona e la funzione sociale devono restare al centro».

«Noi quella missione la viviamo ogni giorno prendendoci cura dei nostri piccoli utenti, delle persone con disabilità e delle loro famiglie – aggiunge Perez –. Il sostegno ricevuto oggi ci ricorda che benessere degli assistiti e benessere di chi li assiste non possono essere separati».

La CISL FP annuncia infine che la mobilitazione proseguirà, nel solco della vertenza portata avanti a tutti i livelli della Federazione, fino al pieno riconoscimento economico, professionale e contrattuale delle lavoratrici e dei lavoratori del settore.

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