Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene indispensabile
intervenire con forza e chiarezza sul tema delle scuole al freddo, alla luce delle numerose notizie
apparse sulla stampa nazionale e locale nelle ultime settimane. Quanto sta emergendo non può più
essere archiviato come una somma di disagi episodici o come una conseguenza inevitabile delle
rigide temperature invernali. Ci troviamo di fronte a una situazione strutturale, diffusa su tutto il
territorio nazionale, che incide in modo diretto e grave sull’effettività del diritto allo studio e sulla
tutela della salute di studenti, docenti e personale scolastico.
I dati diffusi da Skuola.net, secondo cui l’80% degli studenti italiani ha sofferto il freddo al rientro
dalle vacanze natalizie, trovano un riscontro puntuale nelle segnalazioni che arrivano
quotidianamente dalle scuole: aule sotto i 18 gradi, termosifoni spenti o malfunzionanti, impianti
accesi solo all’ultimo momento, edifici vecchi e incapaci di garantire un adeguato isolamento
termico. In molte realtà, gli studenti sono costretti a seguire le lezioni con cappotti e sciarpe, mentre
in altre si è arrivati a riduzioni dell’orario scolastico, uscite anticipate, scioperi e persino alla
decisione delle famiglie di non mandare i figli a scuola per l’assenza di condizioni minime di
vivibilità.
Da Roma al Lazio, dalla provincia di Frosinone alla Toscana, dalla Puglia alla Campania, fino alla
Sicilia, il quadro che emerge è quello di un Paese in cui il diritto allo studio viene esercitato in
modo diseguale, a seconda dello stato degli edifici e delle risorse disponibili. Il caso del Liceo
Galilei–Moro di Manfredonia, dove al problema del freddo si sommano muffe, odori forti e lavori
non conclusi, mostra in modo emblematico come una scuola possa risultare formalmente agibile
senza essere realmente sicura, salubre e vivibile. La sicurezza, quella autentica, non può essere
ridotta a una dichiarazione formale: deve essere percepita e verificabile nella quotidianità
dell’esperienza scolastica.
Colpisce, in tutte queste vicende, la progressiva normalizzazione del disagio. Si chiede agli studenti
di adattarsi, di “resistere”, di accettare il freddo come una difficoltà inevitabile. Ma studiare al
freddo non è resilienza, è una forma silenziosa di disuguaglianza educativa, che incide sulla
concentrazione, sul rendimento e sulla salute, soprattutto nel pieno della stagione influenzale. Come
denunciano anche le mobilitazioni promosse dall’Unione degli Studenti, il rischio concreto è che il
diritto allo studio resti un principio proclamato, ma non garantito nelle condizioni materiali
necessarie a renderlo effettivo.
Di fronte a questo scenario, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani
lancia un appello forte e pubblico alle istituzioni locali e nazionali: non è più accettabile che
studenti e lavoratori della scuola paghino il prezzo di anni di disinvestimento e di scelte orientate
all’emergenza anziché alla programmazione. Accendere i riscaldamenti all’ultimo momento per
contenere i costi, rinviare la manutenzione, affidarsi a soluzioni temporanee significa trasferire il
peso dell’inefficienza sui corpi e sulla salute dei più giovani.
È necessario un cambio di paradigma. Occorre intervenire prima che l’emergenza si manifesti, non
dopo. Serve una pianificazione seria e trasparente che preveda verifiche obbligatorie degli impianti
di riscaldamento prima dell’inizio dell’anno scolastico e prima delle pause prolungate,
manutenzioni programmate e non episodiche, e una comunicazione chiara e documentata verso le
comunità scolastiche. È indispensabile investire in modo strutturale sull’efficienza energetica e sulla
riqualificazione dell’edilizia scolastica esistente, superando la logica delle soluzioni tampone e
restituendo centralità alla qualità degli ambienti di apprendimento.
Il CNDDU chiede inoltre che venga riconosciuto in modo esplicito che la sicurezza scolastica non è
solo antisismica o burocratica, ma anche climatica, ambientale e sanitaria, e che il rispetto delle
temperature minime previste dalla normativa non sia lasciato alla discrezionalità o alle contingenze
di bilancio. Quando tali condizioni non sono garantite, devono essere previste misure immediate e
condivise, senza scaricare la responsabilità su studenti, famiglie o dirigenti scolastici.
Il freddo passerà, come ogni inverno. Ma se non si interviene ora con scelte strutturali e
responsabili, questa situazione tornerà puntuale, alimentando frustrazione, disuguaglianze e sfiducia
nelle istituzioni. Quando una scuola non riesce a garantire condizioni minime di dignità e vivibilità,
non fallisce solo un edificio: fallisce una funzione essenziale dello Stato. Il Coordinamento
Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani continuerà a vigilare e a dare voce a queste
criticità, perché il diritto allo studio non può essere stagionale né negoziabile, ma deve essere
concretamente garantito, ogni giorno, in ogni aula.
prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU
