Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene necessario intervenire
nel dibattito pubblico sul significato delle vacanze scolastiche delle festività natalizie, un tema che
continua a essere affrontato in modo riduttivo e spesso ideologico, come se la sospensione delle
lezioni fosse un problema da compensare e non una risorsa educativa da riconoscere. La discussione
che periodicamente riemerge sulla stampa e nel confronto tra addetti ai lavori rivela una difficoltà
strutturale della scuola italiana nel pensare il tempo non solo come quantità da riempire, ma come
dimensione qualitativa dell’esperienza educativa.
Le vacanze natalizie arrivano dopo il primo, lungo e complesso tratto dell’anno scolastico, un
periodo caratterizzato da intensi carichi cognitivi, da un susseguirsi di valutazioni formali e
informali, da richieste di adattamento continuo soprattutto per gli studenti più fragili. È in questo
passaggio dell’anno che la pausa assume un valore pedagogico particolarmente rilevante. Non
rappresenta una semplice interruzione amministrativa del calendario, ma un tempo necessario di
riorganizzazione interiore, di recupero emotivo, di distanziamento dalla pressione della prestazione.
La letteratura pedagogica e psicologica più recente conferma che l’apprendimento autentico non è
un processo lineare e ininterrotto, ma richiede fasi di rallentamento, sedimentazione e
rielaborazione. Senza questi momenti, il rischio è quello di ridurre lo studio a mera esecuzione,
impoverendo la qualità dell’esperienza formativa.
Il CNDDU sottolinea come il tempo delle vacanze natalizie non sia un tempo “vuoto”, ma un tempo
densamente educativo, nel quale gli studenti apprendono in forme diverse, spesso non riconosciute
come tali dalla scuola. Le relazioni familiari, la socialità informale, la lettura libera, l’esperienza
culturale, il gioco, il silenzio e persino la noia sono dimensioni che contribuiscono allo sviluppo
della persona, alla costruzione dell’identità e alla maturazione delle competenze emotive e sociali.
Ridurre questo tempo a un prolungamento dell’orario scolastico, attraverso l’assegnazione
sistematica e massiccia di compiti, significa negare il valore formativo di esperienze che non sono
misurabili né valutabili, ma che incidono profondamente sulla disponibilità all’apprendimento.
È ormai ampiamente documentato, anche a livello internazionale, come il benessere psicologico
degli studenti sia una variabile decisiva per la qualità degli apprendimenti. Stress prolungato,
sovraccarico cognitivo e mancanza di pause reali interferiscono con l’attenzione, la memoria e la
motivazione. Gli studenti che rientrano a scuola dopo un periodo di autentica sospensione delle
richieste scolastiche mostrano maggiore concentrazione, maggiore apertura cognitiva e una
relazione meno conflittuale con lo studio. Al contrario, quando le vacanze vengono vissute come un
tempo di lavoro scolastico mascherato, il rientro coincide spesso con un accumulo di stanchezza,
frustrazione e senso di inadeguatezza che compromette l’avvio del nuovo periodo didattico.
A questa dimensione psicopedagogica si intreccia una questione di equità e di diritti. Non tutti gli
studenti vivono il tempo extrascolastico nelle stesse condizioni. Caricare le vacanze di compiti
standardizzati significa spesso amplificare le disuguaglianze, perché presuppone contesti familiari,
risorse culturali e condizioni materiali che non sono ugualmente disponibili per tutti. Una scuola
attenta ai diritti umani non può ignorare che il diritto al riposo, al tempo libero e alle attività
liberamente scelte è parte integrante del diritto all’educazione. L’educazione non coincide con
l’occupazione continua del tempo, ma con la costruzione di condizioni che permettano a ciascuno
studente di svilupparsi in modo armonico.
In questa prospettiva, il CNDDU propone di ripensare radicalmente il significato educativo delle
vacanze natalizie, superando la logica compensativa che le considera una perdita da recuperare.
Occorre invece riconoscere questo periodo come un “tempo educativo di pausa”, nel quale la scuola
non abdica alla propria funzione, ma la esercita in modo più maturo e consapevole. Ciò significa
abbandonare pratiche ripetitive e meramente esecutive e investire in una progettualità culturale più
ampia, capace di valorizzare il territorio, le istituzioni culturali, le biblioteche, le esperienze di
cittadinanza attiva e le dimensioni riflessive dello studio. La continuità educativa non si garantisce
attraverso la pressione ininterrotta, ma attraverso la coerenza del progetto formativo e la fiducia nei
processi di apprendimento.
Pensare le vacanze natalizie come parte integrante del percorso educativo significa anche
trasmettere agli studenti un messaggio culturale fondamentale: imparare a gestire il tempo, a
riconoscere i propri limiti, a rispettare i ritmi della mente e del corpo è una competenza di vita
essenziale. In una società che tende a esaltare la produttività continua e la prestazione permanente,
la scuola ha il compito educativo, profondamente civile, di insegnare il valore della pausa, del
silenzio, della riflessione. Non si tratta di indulgere o di abbassare le aspettative, ma di alzarle,
collocandole su un piano più autenticamente educativo e umano.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ribadisce quindi che
difendere le vacanze delle festività natalizie come tempo realmente liberato non è un atto di
lassismo, ma una scelta pedagogica responsabile. È una presa di posizione che tutela il benessere
degli studenti, rafforza la qualità degli apprendimenti e restituisce alla scuola la sua funzione
culturale più alta: formare persone consapevoli, equilibrate e capaci di apprendere lungo tutto l’arco
della vita. Solo una scuola che sa fermarsi può davvero ripartire.
prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU
