Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene doveroso intervenire
pubblicamente in merito alla recente sentenza n. 2074/2025 del TAR del Veneto, resa nota dalla stampa
nazionale, che riafferma con chiarezza un principio cardine dell’ordinamento democratico: il diritto pieno e
incondizionato delle famiglie ad accedere alla documentazione scolastica riguardante i propri figli, a
comprenderne il contenuto e, ove necessario, a sottoporlo a valutazione critica.

La pronuncia del giudice amministrativo si colloca in un solco giuridico ben definito, tracciato dalle norme
sulla trasparenza amministrativa, dallo Statuto delle Studentesse e degli Studenti e dai principi generali che
regolano l’azione della pubblica amministrazione. Il TAR ha ribadito che l’accesso agli atti non rappresenta
una concessione discrezionale dell’istituzione scolastica, ma un diritto soggettivo pieno, funzionale alla
tutela dell’interesse legittimo dello studente e della sua famiglia. La documentazione scolastica, comprese le
prove scritte e i criteri valutativi, costituisce parte integrante del percorso formativo e, in quanto tale, deve
essere conoscibile, verificabile e, se del caso, contestabile.

A fronte di tale principio, desta tuttavia profonda preoccupazione la persistente esclusione delle prove
INVALSI dall’ambito di effettiva accessibilità. Pur trattandosi di prove individuali, aventi rilievo
certificativo ai sensi del D.lgs. 62/2017 e destinate a confluire nel curriculum digitale dello studente,
l’accesso agli elaborati, ai criteri di correzione e ai parametri di attribuzione del punteggio viene
sistematicamente negato alle famiglie che ne fanno richiesta. Si determina così una evidente frattura nel
sistema delle garanzie, che appare difficilmente conciliabile con i principi di trasparenza, imparzialità e buon
andamento dell’amministrazione sanciti dall’articolo 97 della Costituzione.
Ne deriva una situazione paradossale: le valutazioni espresse dai docenti, frutto di professionalità,
responsabilità educativa e discrezionalità tecnica, sono pienamente sindacabili; quelle prodotte da un sistema
standardizzato e centralizzato risultano invece sottratte a ogni forma di controllo, quasi fossero collocate in
una zona franca dell’ordinamento. Tale asimmetria mina il principio di eguaglianza sostanziale e indebolisce
il rapporto di fiducia tra istituzioni scolastiche, famiglie e studenti.

Particolarmente grave appare, inoltre, il protratto silenzio del Garante per la protezione dei dati personali, cui
la questione è stata formalmente sottoposta da oltre otto mesi senza che sia intervenuto un pronunciamento.
Un silenzio che assume rilievo istituzionale, poiché riguarda l’esercizio di diritti fondamentali connessi alla
conoscibilità di dati personali e al loro utilizzo in ambito pubblico.
Alla luce di quanto esposto, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rivolge
un appello formale al Ministro dell’Istruzione e del Merito, prof. Giuseppe Valditara, affinché intervenga con
urgenza per ristabilire un quadro di piena legalità e coerenza normativa. Si chiede un chiarimento
istituzionale definitivo sul regime di accessibilità delle prove INVALSI e sulle garanzie riconosciute agli
studenti e alle famiglie, nonché l’adozione di misure che assicurino il rispetto effettivo dei principi di
trasparenza, partecipazione e tutela dei diritti.
La scuola della Repubblica, così come delineata dalla Costituzione, non può tollerare zone d’ombra né
meccanismi sottratti al controllo democratico. Ogni procedimento valutativo che incida sul percorso
formativo degli studenti deve essere intellegibile, motivato e verificabile. In assenza di tali condizioni, viene
meno non solo la trasparenza amministrativa, ma la stessa credibilità del sistema educativo.

Il CNDDU ribadisce infine che il diritto allo studio non può essere compresso da logiche tecnocratiche o da
prassi opache. La conoscibilità degli atti è presupposto essenziale della cittadinanza attiva e della tutela della
persona. Su questo terreno si misura, oggi più che mai, la tenuta democratica della scuola pubblica.

prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Il periodo di verifica reCAPTCHA è scaduto. Ricaricare la pagina.

L'Altra Notizia

You cannot copy content of this page