Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rilancia con urgenza
l’allarme lanciato dai dati italiani più recenti sulla violenza nelle relazioni tra adolescenti. I numeri
diffusi nel rapporto “Le ragazze stanno bene? Indagine sulla violenza di genere onlife in
adolescenza” di Save the Children, realizzato con la collaborazione di Ipsos, mostrano che oltre la
metà degli adolescenti in coppia ha subito almeno un comportamento lesivo o violento, che va dal
controllo insistente fino alla pressione psicologica o sessuale.
In Italia il 65% degli adolescenti dichiara di aver subito comportamenti di controllo dal partner; una
quota significativa ha ricevuto contenuti sessuali non richiesti o ha vissuto la condivisione non
consensuale di immagini intime. La gelosia viene ancora percepita da molti come una prova
d’amore e una percentuale non marginale considera accettabili forme di aggressione fisica
“occasionale” all’interno della relazione. Si tratta di segnali che indicano una progressiva
normalizzazione della violenza simbolica e del dominio, amplificata da una dimensione digitale che
rende il controllo continuo, invisibile e pervasivo.
Il fenomeno non è solo italiano. Le ricerche internazionali sul cyber dating abuse mostrano come la
tecnologia abbia trasformato le dinamiche relazionali, estendendo la pressione oltre lo spazio fisico
e rendendo costante la sorveglianza. Le conseguenze, come documentato da studi epidemiologici
europei e statunitensi, includono aumento dei livelli di ansia, depressione, isolamento sociale e
difficoltà scolastiche, con effetti che possono protrarsi nell’età adulta.
Particolarmente preoccupante è l’interiorizzazione di stereotipi che spostano la responsabilità sulla
vittima: una parte consistente degli adolescenti ritiene che l’abbigliamento o il comportamento di
una ragazza possano “provocare” molestie o aggressioni. È in questa zona grigia, tra convinzioni
culturali e ignoranza giuridica, che si radica la violenza relazionale.
Alla luce di questo scenario, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani
ritiene che le risposte oggi presenti nel panorama educativo italiano, pur meritorie, risultino ancora
frammentarie. I programmi di educazione civica, le campagne di sensibilizzazione episodiche, i
progetti contro il bullismo o contro il cyberbullismo attivati in molte scuole rappresentano passi
importanti, ma spesso si limitano a interventi informativi o a percorsi brevi, centrati sulla
prevenzione del rischio più che sulla trasformazione strutturale delle competenze relazionali. Anche
le iniziative di educazione all’affettività, laddove presenti, non sempre integrano in modo organico
la dimensione dei diritti umani, del consenso e della responsabilità digitale.
Per questo proponiamo l’avvio sperimentale di un Laboratorio Nazionale Permanente di Giustizia
Affettiva e Diritti Digitali, un modello didattico innovativo che superi la logica del progetto
temporaneo e diventi parte integrante del curricolo. Non un modulo aggiuntivo, ma uno spazio
trasversale e continuativo in cui studenti e studentesse lavorino su casi reali, simulazioni giuridiche,
analisi di linguaggi mediatici, decostruzione degli stereotipi e produzione di contenuti alternativi.
L’obiettivo non è soltanto informare, ma formare competenze critiche, emotive e giuridiche:
comprendere cosa sia il consenso nella pratica, riconoscere le dinamiche di controllo digitale, saper
leggere le norme che tutelano la privacy e l’integrità personale.
La proposta si distingue dalle iniziative già diffuse sul web e nei programmi scolastici perché
integra stabilmente educazione ai diritti umani, alfabetizzazione digitale avanzata e simulazione di
responsabilità civile e penale, coinvolgendo non solo le potenziali vittime ma anche coloro che
rischiano di diventare autori inconsapevoli di comportamenti abusivi. In questo spazio, i ragazzi
non sarebbero destinatari passivi di raccomandazioni, ma co-protagonisti di percorsi di ricerca e
produzione culturale, con il supporto di docenti formati specificamente e di esperti esterni.
Un’attenzione particolare deve essere riservata anche alle altre vittime spesso invisibili: adolescenti
LGBTQIA+, studenti con disabilità, giovani provenienti da contesti migratori o da famiglie
conflittuali, che le ricerche indicano come maggiormente esposti a dinamiche di discriminazione e
abuso. Il laboratorio proposto intende includere questi vissuti in una prospettiva intersezionale,
affinché la tutela dei diritti non sia selettiva ma realmente universale.
Chiediamo ai media nazionali e regionali di accompagnare questo percorso non solo come
osservatori, ma come partner culturali, contribuendo a diffondere una narrazione nuova delle
relazioni giovanili, capace di sostituire la retorica della gelosia romantica con il linguaggio del
rispetto e della dignità.
Se vogliamo che le prossime generazioni non imparino l’amore attraverso il controllo e la paura,
dobbiamo offrire loro strumenti concreti per riconoscere e praticare relazioni giuste. L’educazione
ai Diritti Umani può e deve diventare la prima grande infrastruttura preventiva del Paese.
prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU
