Caracas: Il Venezuela è il Paese con le più grandi riserve di petrolio al mondo e appare evidente che questa preziosa risorsa abbia giocato un ruolo cruciale nel recente attacco degli Stati Uniti, condotto dalle forze militari nella notte tra il 2 e il 3 gennaio e sfociato nella cattura del presidente Nicolas Maduro e di sua moglie. Non c’è da stupirsi che Donald Trump, dopo l’aggressione ampiamente annunciata, ha dichiarato che gli USA saranno fortemente coinvolti nella gestione dell’“oro nero” del Venezuela. Ma a quanto ammontano, realmente, le risorse petrolifere del Paese sudamericano? Il dato più autorevole e recente è quello dell’Energy Information Administration (EIA), un’agenzia federale del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti; nel 2019, stando al rapporto Country Analysis Executive Summary: Venezuela, le riserve ammontavano a ben 303 miliardi di barili, circa il 18 percento di quelle globali.

Tra sanzioni, deterioramento delle infrastrutture a causa del crollo delle entrate e altri fattori economici e geopolitici – compresi i recenti sequestri di navi da parte degli USA – è verosimile che questa cifra sia cambiata negli ultimissimi anni, ma siamo comunque innanzi al primo Paese per riserve di petrolio e con un potenziale enorme di estrazione. Il valore indicato nel sopracitato rapporto è superiore a quello dell’Arabia Saudita, che sempre secondo i dati dell’EIA si attesta tra i 267 e i 298 miliardi di barili. Seguono il Canada (170 miliardi di barili); l’Iran (158 miliardi); l’Iraq (145 miliardi) e il Kuwait (101 miliardi). Gli Stati Uniti sono molto indietro (36,5 miliardi) e la Cina lo è ancor di più (25 miliardi), mentre la Russia si attesta a 80 miliardi.

Questi numeri, di concerto con la disponibilità di altre risorse naturali – come le terre rare e il coltan, abbondante in Venezuela – al centro delle nuove tecnologie e volano per il “dominio mondiale” del futuro, bastano a spiegare molti conflitti caldi e freddi in corso o del recente passato. Una partita a scacchi in cui le superpotenze mondiali non si combattono in modo diretto, ma tirano i fili per controllare le cosiddette sfere di influenza, sfidando apertamente il diritto internazionale. Secondo la cosiddetta Dottrina Monroe del 1823, l’intero continente americano rientra nella sfera di interessi degli Stati Uniti e dunque anche il Venezuela.

L'Altra Notizia

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