Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda
preoccupazione per i dati diffusi dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico
(OCSE), recentemente sottoposti all’attenzione della Commissione Casa del Parlamento europeo,
che attestano come l’80% degli under 30 italiani viva ancora con i genitori. Un numero che colloca
l’Italia ai vertici tra i Paesi sviluppati per permanenza dei giovani nel nucleo familiare e che non
può essere banalizzato né ridotto a stereotipo generazionale.

Definire “bamboccioni” i giovani italiani significa ignorare la portata di una crisi abitativa che
incide direttamente sull’esercizio dei diritti fondamentali. Il permanere in famiglia non è, nella
maggior parte dei casi, una scelta di comodità, ma la conseguenza di un contesto segnato da caro-
affitti, aumento dei costi degli immobili, difficoltà di accesso al credito e precarietà lavorativa.
Quando soltanto un giovane su cinque riesce a sostenere un’abitazione autonoma, il problema non è
culturale: è strutturale.

A questo quadro si aggiunge una situazione particolarmente grave che coinvolge il personale
scolastico. Dalle segnalazioni pervenute al Coordinamento emerge che spesso i docenti fuorisede,
pur di ammortizzare i costi elevatissimi degli affitti e della permanenza nelle città d’arte e nei
grandi centri del Centro-Nord, si raggruppano nella stessa abitazione, arrivando a vivere anche in
cinque o sei persone sotto lo stesso tetto. In diversi casi si tratta di colleghi insegnanti che
condividono spazi ridotti non per scelta, ma per necessità economica, trasformando una professione
fondamentale per la società in una condizione di sacrificio quotidiano.

Stessa sorte capita ai docenti di ruolo fuorisede che, pur avendo un contratto stabile, si trovano a
fronteggiare canoni di locazione elevatissimi e un costo della vita sproporzionato rispetto alle
retribuzioni. La stabilità giuridica non coincide con una reale sicurezza economica: anche per loro
la quotidianità è segnata da rinunce, compressione della qualità della vita e da una condizione di
crescente difficoltà socioeconomica che incide sull’equilibrio personale e familiare.
Particolarmente allarmante è inoltre il dato relativo ai giovani tra i 18 e i 24 anni, tra i quali circa il
60% teme di non riuscire a trovare un’abitazione adeguata nei prossimi due anni. Questa
insicurezza diffusa non è soltanto economica, ma esistenziale: senza una casa non si costruisce
autonomia, non si pianifica un progetto di vita, non si esercita pienamente la cittadinanza.
L’abitazione rappresenta il presupposto concreto per l’indipendenza personale e per la
partecipazione attiva alla vita sociale.

Il Coordinamento richiama con forza il principio secondo cui il diritto a un alloggio adeguato è
parte integrante del diritto a un tenore di vita dignitoso, come sancito dalla Dichiarazione
Universale dei Diritti Umani e coerente con i valori costituzionali di uguaglianza sostanziale e tutela
della dignità della persona. Se una generazione e una parte significativa del personale scolastico
vengono di fatto esclusi dalla possibilità di accedere a condizioni abitative sostenibili, si produce
una frattura che mina la coesione sociale e compromette il futuro del Paese.

È necessario affrontare la questione abitativa come emergenza strutturale e priorità politica. In
gioco non vi è soltanto l’autonomia dei giovani o la dignità dei docenti, ma la qualità effettiva dei
diritti nel nostro ordinamento e la tenuta stessa del sistema educativo e democratico.

prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU

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