Antonio Meglio si è tolto la vita nell’Ospedale san Giovanni Bosco, nel quale era stato ricoverato dopo l’aggressione a colpi di coltello alla giovane penalista Alessia Viola, a bordo dell’autobus C32, a via Simone Martini, al Vomero.
L’uomo, alle spalle una storia di disturbi psichici, era stato interrogato ieri dai magistrati e, da quanto si apprende, era rimasto scioccato dalle accuse e dal racconto dell’accaduto, dichiarando di non ricordare assolutamente nulla dell’episodio.
L’avvocato del 39enne ha annunciato un esposto per capire come siano andate le cose. Tanti i punti interrogativi sulla vicenda, una sola certezza: Antonio Meglio già aveva provato ad provocarsi lesioni con una pen drive che aveva in tasca al momento dell’arresto.
Il 39enne aveva scelto a caso la sua vittima e l’aveva colpita alle spalle. Diverse le coltellate inferte alla donna, un avvocato penalista che stava tornando a casa dopo il lavoro, la quale era riuscita a difendersi istintivamente dai colpi. Un gesto, su tutti, le avrebbe salvato la vita: quello di bloccare il polso dell’aggressore portandolo ad affondare la coltellata sulla spalla e non al collo.
Poi l’intervento dell’autista ANM Davide Pecoraro, che dopo aver fermato il mezzo in sicurezza per far scendere i passeggeri, interviene per distrarre l’aggressore e prendere tempo in attesa dei soccorsi. A bloccare Meglio e sottrarre Alessia alla sua furia i Carabinieri. Mentre veniva ammanettato, Meglio aveva farfugliato qualcosa su un complotto, chiedendo l’intervento di Gratteri, e facendo intendere di sentirsi in qualche modo vittima.
