Napoli: È noto come la “Pompei del ‘900”. Ma non fu sepolto dalla lava. San Pietro Infine, arroccato sulle pendici del Monte Sambucaro, dove l’alto casertano lascia il posto alla Valle del Liri, fu dilaniato dalle bombe. Lacerato, sventrato, in una delle più feroci battaglie della Seconda Guerra Mondiale, tra italiani e americani da un lato e truppe tedesche dall’altro. Era il dicembre del 1943, 140 civili persero la vita, mentre la popolazione cercava rifugio in grotte di fortuna. Al regista John Huston (che anni dopo avrebbe girato Moby Dick e Fuga per la vittoria) fu chiesto di realizzarvi un documentario che esaltasse le gesta degli Stati Uniti. Huston mostrò, invece, la tragedia della guerra, scevra da qualsiasi retorica trionfalistica: “The Battle of San Pietro” fu censurato. Solo l’intervento del generale George Marshall, due anni dopo, ne abilitò la visione.
San Pietro Infine è uno dei pochissimi borghi che non è stato ricostruito dopo i bombardamenti. Ed è per questo che alla fine degli anni ’50 Mario Monicelli vi girò alcune scene di uno dei suoi capolavori, “La Grande Guerra”, e che nel 2003 è stato insignito della Medaglia d’oro al Merito Civile e, nel 2008, del titolo di Monumento Nazionale – Parco della Memoria Storica.
Ed è proprio lì, tra le vestigia di una sanguinosa guerra che ha portato sul suolo campano devastazione e morte, che dal 24 al 26 settembre prossimi si svolgerà la prima edizione del San Pietro Infine Film Festival (SPIFF), la rassegna cinematografica competitiva dedicata a documentari e cortometraggi di finzione che esplorano i temi della memoria storica e della trasmissione del ricordo tra le generazioni, con una particolare attenzione agli eventi e ai protagonisti della Seconda Guerra Mondiale.
Attraverso la selezione di più di 40 opere provenienti da tutto il mondo (oltre che dall’Italia, tra gli altri, da Stati Uniti, Paesi Bassi, Slovenia, Francia. Spagna, Cipro, Finlandia, Burkina Faso, Bangladesh), da cui sono scaturiti i 9 film finalisti, il Festival promuove, così, una riflessione critica sul passato e stimola il dialogo tra le generazioni, per trasformare il ricordo della guerra in un impegno di pace, in un momento storico segnato da tensioni e conflitti che stanno tenendo con il fiato sospeso il mondo intero.
La Rassegna è stata presentata questa mattina, negli storici saloni del Gran Caffè Gambrinus di Napoli, alla presenza del Consigliere delegato della Città Metropolitana di Napoli, Domenico Marrazzo, del Sindaco del Comune casertano, Antonio Vacca, del direttore artistico, Luca Gianfrancesco, del patron della società di produzione Ines Srl, organizzatrice dell’evento, Fabrizio Matarazzo, e dell’attore Arturo Sepe, componente della Giuria Tecnica, nel corso di una conferenza stampa moderata dal promotore culturale Antonio Ramaglia.
SPIFF si inserisce nell’ambito del programma di promozione del territorio e di rivalutazione della memoria storica sostenuto dalla Regione “e si svolgerà – ha sottolineato il Consigliere metropolitano Marrazzo – in un contesto di eccezionale valore simbolico, storico e culturale, immediatamente prima delle celebrazioni delle Quattro Giornate di Napoli: per questo motivo intendiamo accompagnarla, insieme con la Regione, nella sua realizzazione, in un fil rouge di testimonianza e memoria”.
La Rassegna prende le mosse da un’iniziativa del Comune di San Pietro Infine. “È una tappa – ha evidenziato il Sindaco Vacca – del percorso di valorizzazione, tutela e diffusione della memoria storica che stiamo portando avanti attraverso tante attività culturali e di ricerca. Purtroppo oggi di guerra non possiamo parlare solo al passato, ma al presente: l’obiettivo è che, grazie alla diffusione di queste tematiche tra i giovani, questo termine non possa più coniugarsi al futuro”.
Il Festival
“Abbiamo ricevuto tanti lavori, da tutto il mondo: storie di guerra, di memoria, di uomini e donne, storie che attraversano il tempo. Saranno tre giorni di riflessione e confronto. E poi ci saranno il pubblico, le piazze: la memoria che torna a vivere”, ha spiegato Gianfrancesco.
L’organizzazione – che vede anche la figura del direttore tecnico, Alfonso Ciccarelli, e dei responsabili della logistica e della comunicazione, rispettivamenteMassimiliano Giordano ed Emanuela Leone – ha articolato la competizione in tre sezioni: documentario italiano, documentario straniero e cortometraggio.
I premi previsti per i quattro film finalisti sono: miglior documentario (Premio John Huston), migliore ricerca d’archivio e delle fonti audiovisive (Premio Giuseppe Capobianco), miglior montaggio (Premio Carlo Rambaldi), migliore fotografia (Premio Robert Capa) e miglior film straniero (Premio Frederick Wiseman). Premio anche al miglior corto e menzioni speciali.
La Giuria e le scelte
La Giuria tecnica è presieduta da Fabio Toncelli, autore, sceneggiatore e regista, una lunga esperienza nel documentario storico e di esplorazione (i suoi lavori trasmessi da RAI, National Geographic, History Channel, etc.), oggi docente di Sceneggiatura del documentario alla LUISS Business School, cui si affiancano il consulente filosofico Lucio Di Nocera, il fotografo e visual artist Massimo Pastore, l’attore Arturo Sepe (tra gli altri, Gomorra – La Serie, Elisa di Rivombrosa, Un Medico in Famiglia, Distretto di Polizia, Manuale d’Amore), i ricercatori Andrea Branchi e Mauro Lottici, e l’architetto e docente universitario Gianluca Vitagliano.
I quattro documentari italiani e i quattro corti sono stati preselezionati dal comitato scientifico. I vincitori nella sezione “documentario italiano” saranno ora scelti dalla Giuria tecnica; il vincitore nella categoria “cortometraggio” sarà decretato da una giuria composta dagli studenti delle scuole medie e superiori del territorio, mentre una speciale commissione nominata dal comitato scientifico sceglierà il miglior “documentario straniero”.
“È un lavoro molto stimolante – ha raccontato Sepe in conferenza – sono tutte opere di ottimo livello e non sarà facile scegliere. Con questa qualità il giudizio si formerà soprattutto sulle emozioni che il film saprà generare, e su quanto esso potrà incidere nella costruzione di una coscienza volta al perseguimento dei valori della pace e della fratellanza”.
La competizione
Per le sezioni “Documentario Italiano” e “Documentario Straniero” il festival ha accettato film prodotti tra il 1° gennaio 2021 ed il 2026. Per la sezione “Cortometraggio”, invece, non sono stati posti vincoli temporali. La partecipazione è stata aperta a registi, produttori indipendenti e televisivi, distributori ed enti cinematografici nazionali e internazionali.
Il programma
Le proiezioni dei 4 film-documentari, del corto e del Miglior Film Straniero in concorso si terranno nella centralissima piazza San Nicola e nella chiesa di San Michele Arcangelo che, ubicata fra le rovine del Parco della Memoria Storica, è essa stessa un monumento alla storia di San Pietro Infine.
La cerimonia di premiazione si terrà, la sera di sabato 26 settembre, in piazza San Nicola.
Sono previste attività collaterali al Festival, fra queste, la visita ai musei del territorio dedicati alla Seconda Guerra Mondiale.
