Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani accoglie con senso di
responsabilità istituzionale e con fondata preoccupazione i dati diffusi da INAIL relativi alle
denunce di infortunio che coinvolgono la popolazione studentesca nel primo trimestre del 2026. Le
27.237 segnalazioni registrate, in incremento del 5,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno
precedente, non possono essere interpretate come una semplice variazione quantitativa, bensì come
un indicatore significativo di criticità sistemiche che attraversano il contesto educativo e formativo
italiano.
L’analisi dei dati suggerisce con chiarezza che il fenomeno degli infortuni scolastici non può essere
considerato episodico o residuale, ma deve essere letto come esito di una complessa interazione tra
fattori ambientali, organizzativi, comportamentali e culturali. Le evidenze maturate nel campo della
prevenzione e della sicurezza nei contesti educativi mostrano come il rischio emerga laddove tali
dimensioni non risultino adeguatamente integrate e governate. In questo quadro, il fatto che il 97%
degli infortuni si verifichi durante le attività scolastiche ordinarie impone una riflessione
approfondita sulla qualità degli ambienti di apprendimento e sulla capacità delle istituzioni
scolastiche di presidiare in modo efficace la tutela dell’integrità fisica e psicologica degli studenti.
Particolarmente rilevante appare, inoltre, il dato relativo alla diminuzione degli infortuni nei
percorsi di formazione scuola-lavoro, che registra un calo significativo. Questo elemento, lungi
dall’essere letto come un semplice miglioramento tecnico, deve essere interpretato come la
possibile evidenza dell’efficacia di protocolli più stringenti, di una maggiore consapevolezza dei
soggetti coinvolti e di una più chiara attribuzione di responsabilità nei contesti extrascolastici. Tale
risultato dimostra che interventi mirati, se adeguatamente progettati e monitorati, possono produrre
effetti concreti e misurabili.
Non può tuttavia essere sottaciuta la gravità dei tre eventi mortali denunciati nello stesso periodo,
che impongono una riflessione etica prima ancora che organizzativa. Ogni perdita umana in ambito
educativo rappresenta una frattura profonda nel patto sociale che lega istituzioni, famiglie e
comunità scolastica, e richiama con forza il principio secondo cui il diritto alla sicurezza costituisce
un presupposto imprescindibile per l’esercizio effettivo del diritto all’istruzione.
Alla luce di tali considerazioni, il CNDDU ritiene necessario promuovere un’evoluzione culturale
che superi una visione meramente adempitiva della sicurezza, per approdare a un paradigma
educativo centrato sulla prevenzione consapevole e sulla responsabilizzazione diffusa. La sicurezza
deve essere riconosciuta come competenza trasversale, parte integrante del curricolo implicito ed
esplicito, e non come un contenuto accessorio o episodico.
In questa direzione, si intende avanzare una proposta concreta e strutturata al Ministro Giuseppe
Valditara, che possa incidere in modo sistemico sull’organizzazione scolastica. Si propone
l’istituzione di un Osservatorio Nazionale Permanente sulla Sicurezza degli Studenti, integrato da
una piattaforma digitale unica, interoperabile con i sistemi informativi esistenti, capace di
raccogliere in tempo reale dati qualitativi e quantitativi sugli infortuni, ma anche di analizzare i
cosiddetti “quasi incidenti” e i fattori di rischio latenti. Tale strumento dovrebbe essere affiancato
da un programma nazionale obbligatorio di educazione alla sicurezza e ai diritti umani, sviluppato
secondo un approccio evidence-based e calibrato sulle diverse fasce d’età, con moduli esperienziali,
simulazioni e pratiche riflessive.
Accanto a ciò, si ritiene strategico introdurre figure professionali specificamente formate, con
competenze pedagogiche e tecniche, che operino stabilmente all’interno delle istituzioni scolastiche
come referenti per la sicurezza integrata, in grado di connettere dimensione normativa, prevenzione
operativa e formazione degli studenti. Tale intervento dovrebbe essere sostenuto da un piano
pluriennale di investimenti mirati all’adeguamento degli ambienti scolastici, con particolare
attenzione agli spazi laboratoriali e alle infrastrutture più esposte a rischio.
Il CNDDU sottolinea infine che la costruzione di ambienti educativi sicuri non può prescindere da
una corresponsabilità diffusa che coinvolga istituzioni, dirigenti scolastici, docenti, studenti e
famiglie. Solo attraverso una governance partecipata e una visione sistemica sarà possibile
trasformare i dati attuali in un’occasione di miglioramento reale.
La scuola italiana è chiamata oggi a compiere un salto di qualità, riconoscendo nella sicurezza non
solo un obbligo normativo, ma un fondamento etico e pedagogico. Garantire l’incolumità degli
studenti significa, in ultima analisi, tutelare il futuro stesso della società.
prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU
