Mugnano: Pierluigi Schiattarella è il nuovo sindaco con una vittoria schiacciante pari all’81,02% delle preferenze, sostenuto da una larga coalizione guidata dal Partito Democratico e da liste civiche.

Il verdetto delle urne non lascia spazio a repliche per gli sfidanti Gennaro Ruggiero, Nello Romagnuolo e Massimo Vallefuoco. Tuttavia, dietro il trionfo percentuale si cela il dato politico più amaro: l’affluenza è crollata al minimo storico del 62,31%.

L’analisi del voto a Mugnano evidenzia una forbice sempre più ampia tra la governabilità e la reale partecipazione dei cittadini. I dati storici estratti dall’archivio Eligendo del Viminale raccontano un progressivo distacco:

Nel 1995, anno della storica elezione del “sindaco bambino” Maurizio Maturo, a votare si recò l’82,17% degli aventi diritto. Fino al 2010, la comunità locale ha risposto con costanza, mantenendosi sempre sopra la barriera dell’80% di affluenza. La vera frattura è avvenuta tra il 2015 e il 2020 (fermandosi sulla soglia del 70%), per poi sprofondare nell’ultima tornata del 2026 al 62,31%, registrando una perdita netta di quasi 20 punti percentuali in trent’anni.

L’81% di Schiattarella è un trionfo di carta che maschera una democrazia in ritirata. Esultare per un plebiscito aritmetico, mentre quasi il 40% degli elettori diserta le urne, significa ignorare il vero verdetto di questa tornata: la sfiducia.

La coalizione a trazione A Testa Alta eredita una città politicamente sfilacciata, dove il vuoto lasciato dai partiti è diventato il primo partito di Mugnano. Quella che viene celebrata come una vittoria schiacciante rischia di rivelarsi l’ennesima prova di forza di una politica autoreferenziale, sempre più abile a blindare il potere e sempre meno capace di ascoltare la piazza. Schiattarella sale al palazzo municipale con la forza dei numeri, ma con un deficit di legittimità sociale che nessun gioco di liste civiche potrà mai colmare.

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