Italia: Più di una volta ago della bilancia degli equilibri politici in Parlamento, protagonista del 2008 della caduta del governo Prodi, fondatore di diversi partiti di ispirazione centrista – dal Centro Cristiano Democratico (CCD), ai Cristiani Democratici per la Repubblica (CDR), all’Unione Democratica per la Repubblica (UDR) fino all’Udeur e al più recente ‘Noi Campani e Noi di Centro’ – Clemente Mastella, 80 anni a febbraio prossimo, ancora non si sente di voler vivere la politica nazionale da spettatore. Soprattutto quando in tribuna ce lo mandano altri. E mal digerisce, senza farne mistero, se questo accade per mano ‘sinistra’.
“Onestamente sono sorpreso dall’atteggiamento di questi strateghi del campo largo”, attacca infatti il sindaco di Benevento commentando l’intesa raggiunta ieri da Pd, M5s e Avs.
“Attorno al tavolo – ironizza – sono più i leader, quattro, delle forze politiche che rappresentano, che sono tre. Di queste tre – lamenta Mastella – nessuna rappresenta l’area moderata, l’anima centrista del campo progressista che è emarginata e tagliata fuori dalle decisioni. Immaginano di decidere, in quattro, su programma, primarie, dati e modi e poi presentare la scatola chiusa agli altri”.
Ma ciò che Mastella non riesce a mandare giù è la mancanza di reazione, di “ribellione”, tra chi “oggi, al centro, ha maggiore peso specifico di me”. Nessuna voce, denuncia, si è opposta “a questo trattamento ingenerosamente irrispettoso riservato al Centro”. Ma questo a cosa porterà? Mastella non pare avere dubbi: “Si stanno facendo in quattro per trasformare una vittoria possibile in una sconfitta annunciata”. A differenza di ciò che sta facendo Meloni che “con intelligenza, si copre al centro e emargina le forze estremiste che spaventano l’elettorato e mettono in fuga la maggioranza silenziosa”. E invece “c’è un evidente spostamento a sinistra del baricentro politico e uno svilimento delle forze moderate, tanto che la forza più a sinistra è rappresentata da un tandem e il centro da nessuno”, osserva.
“La mia lunga esperienza – scandisce Mastella – non può esimermi dall’avvertire che questa tattica è la migliore per lasciare una prateria politica a Meloni e praticare un incredibile idiosincrasia per la vittoria che così si allontana sempre più. Il campo largo senza centro è il vicolo cieco, se vogliono infilarvisi facciano pure”. Ma il segretario nazionale di NdC vuole vestire anche i panni del mediatore e invita infine “le sigle centriste” a non “attardarsi in un agire da Orazi contro Curazi” assumendosi invece “il dovere, senza perdere ulteriore tempo, di mettere in campo un lavoro unificante e unitario, accantonando definitivamente egoismi e personalismi”.

