Mugnano: Il velo della trasparenza istituzionale a Mugnano di Napoli mostra più di uno strappo, scivolando pericolosamente tra cavilli burocratici e prassi operative al limite del paradosso. A riaccendere i riflettori sulle anomalie del Regolamento per le riprese audiovisive del Consiglio Comunale sono le recenti polemiche e le formali interrogazioni sollevate dai banchi dell’opposizione. Il dibattito ha riportato in aula un tema delicato: uno strumento normativo, approvato nel marzo 2023 durante la seconda amministrazione Sarnataro, nato sulla carta per favorire la partecipazione democratica, ma che nei fatti si traduce in un rigido filtro istituzionalizzato.

A certificare il cortocircuito non sono solo i dettami della carta bollata, ma ciò che accade concretamente al termine di ogni seduta. Sebbene il Regolamento preveda espressamente che le registrazioni debbano rimanere consultabili sul sito istituzionale per almeno sei mesi, la realtà quotidiana racconta una dinamica del tutto opposta: i filmati delle assemblee vengono resi di fatto inaccessibili alla collettività non appena si interrompe la diretta streaming. La ditta incaricata del servizio provvede sistematicamente a impostare le registrazioni come “video privati” sul proprio canale YouTube, sottraendo all’immediata visione dei cittadini la memoria storica e il controllo del dibattito pubblico appena concluso.

Un’opacità applicativa che trova terreno fertile nei numerosi punti critici del testo, il quale concede all’aula il potere di votare la sospensione delle riprese sui temi più divisivi, attribuisce alla Presidenza del Consiglio la facoltà di tagliare l’audiovisivo in differita e impone persino alla stampa limiti autorizzativi e barriere all’associazione del materiale a “messaggi politici”.

Dinanzi all’interrogazione mossa dall’opposizione per scardinare questa architettura difensiva e chiedere conto delle limitazioni, la risposta del sindaco Pierluigi Schiattarella ha spostato il baricentro del dibattito dalla negata trasparenza istituzionale alla lesa maestà sui social network. Nelle sue dichiarazioni, il primo cittadino ha difeso l’impianto restrittivo attaccando direttamente l’uso che i cittadini fanno dei video consiliari.

«Sarò breve perché diciamo che in questo caso mi sento di sposare un po’ la posizione del consigliere… però lo voglio portare anche a una riflessione semplice» ha esordito il sindaco in aula. «Adesso attualmente sui social, perché parliamo poi di social, perché vengono usati in maniera impropria da una serie di cittadini più o meno diciamo riconducibili a un profilo o profili fake, dei pezzi di video che il regolamento non prevede».

L’affondo si è poi fatto prettamente politico, prendendo di mira i simpatizzanti della minoranza: «Qualcuno di queste persone che le usa è una persona che ha sostenuto anche periferia attiva e le sta usando in maniera impropria perché non prende l’intero video ma fa solamente uno spezzone. Con l’attuale regolamento lui sarebbe addirittura allo stato attuale perseguibile di denuncia, ma lo dico in modo molto pacato e sereno perché poi penso che la satira sia una cosa e mentre poi il rispetto delle persone, il rispetto di quello che viene in un certo senso postato… già lo so, lei mi dirà io non sono responsabile delle azioni altrui».

A preoccupare l’amministrazione, dunque, non sembra essere l’inaccessibilità degli atti per il cittadino, ma la potenziale perdita di controllo sulla propria immagine sul web. «Questo fenomeno probabilmente sarà un fenomeno da arginare perché se adesso in questo contesto registrano, tagliano, montano e fanno delle cose assurde al limite della decenza e al limite del rispetto delle istituzioni, poi questo lo valuteremo in altra sede perché penso che siano veramente alcune situazioni irrispettose» ha proseguito il sindaco, aggiungendo un monito dal sapore censorio: «Immaginiamo quando avranno a disposizione tutto questi personaggi…».

In conclusione, Schiattarella ha rivolto un appello diretto all’esponente dell’opposizione, chiedendogli di fare fronte comune non per ampliare le garanzie democratiche, ma per adire le vie legali contro i cittadini. «Però mi aspetto che lei sia il primo a denunciare insieme a me, il primo a denunciare delle cose gravi che cadono sui social» ha chiosato il primo cittadino. «Cioè lei deve essere il primo a dire, bene… questa persona sta mancando di rispetto al sindaco istituzione, al consiglio comunale, all’assessore istituzione, andiamo insieme a fare questa denuncia, a sporgere denuncia».

Tra vincoli regolamentari asimmetrici, video che svaniscono nei canali privati di YouTube e l’amministrazione pronta a invocare denunce per la pubblicazione di spezzoni online, le garanzie di pubblicità degli atti rischiano di ridursi a un simulacro, piegando il diritto di cronaca alla mera suscettibilità di chi governa.
Uno spiraglio in questa coltre di opacità potrebbe tuttavia aprirsi a breve. Il consigliere Guido Mauriello (SiAmo Mugnano), neoeletto nella Commissione Statuto e Regolamenti, ha promesso di mettere mano al testo per emendarlo. Un impegno che, se mantenuto, potrebbe finalmente restituire ai cittadini il diritto di osservare le dinamiche civiche senza il filtro opaco della censura istituzionale.

 

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