Marano: La sentenza del TAR Lazio che ha respinto il ricorso presentato dall’ex sindaco Matteo Morra contro lo scioglimento del Comune di Marano chiude, almeno per ora, un capitolo giudiziario di una vicenda amministrativa e politica che ha segnato profondamente la Città. Il Comune resta commissariato.

È un fatto. E i fatti, soprattutto quando arrivano dalle aule di giustizia, vanno rispettati.

Ma proprio perché siamo in uno Stato di diritto, una sentenza non dovrebbe diventare il pretesto per trasformare la politica in una rissa da social.

In queste ore compaiono post di giubilo, reel costruiti per lo sfottò, battute, allusioni e attacchi personali rivolti a chi faceva parte di quella amministrazione o, più semplicemente, a chi aveva sostenuto un principio elementare: chiunque venga coinvolto in un procedimento ha il diritto di difendersi e di far valere le proprie ragioni nelle sedi competenti.

Quel diritto non appartiene a una parte politica. Appartiene a tutti.

Ieri poteva riguardare un amministratore che non ci piaceva. Domani potrebbe riguardare qualcuno che stimiamo. Ed è proprio quando la vicenda riguarda il nostro avversario che si misura la serietà con cui intendiamo difendere le regole democratiche.

Il TAR ha respinto un ricorso. Questo è il dato giudiziario di oggi. Ma non significa che ogni persona che abbia sostenuto il ricorso, ogni consigliere, ogni amministratore, ogni professionista o ogni cittadino che abbia espresso una posizione diversa debba essere trascinato sul banco degli imputati della pubblica piazza.

La politica seria dovrebbe essere altra cosa. Dovrebbe confrontarsi sui fatti, sulle responsabilità politiche, sulle scelte amministrative, sui risultati ottenuti e sugli errori commessi. Dovrebbe leggere le sentenze, discuterle, criticarle se necessario, rispettarle quando diventano definitive. Ma dovrebbe soprattutto evitare quella scorciatoia pericolosa che trasforma una vicenda amministrativa in una gara a chi umilia di più l’avversario.

Perché la campagna elettorale, ormai, è iniziata. E sarà una campagna elettorale dura, difficile. aspra.

Ci saranno responsabilità da discutere, programmi da confrontare, persone da scegliere e soprattutto una Città da convincere.

Ma se il primo terreno di confronto sarà quello dello sfottò, della denigrazione e della vendetta politica, allora avremo perso tutti qualcosa.

Chi oggi festeggia una sentenza è libero di farlo. Chi la considera la conferma delle proprie ragioni politiche è altrettanto libero di sostenerlo. Ma una cosa dovrebbe essere chiara: una vittoria giudiziaria non autorizza nessuno a cancellare la dignità dell’avversario.

E soprattutto non cancella il fatto che, durante tutta questa vicenda, qualcuno abbia scelto di difendersi nelle sedi istituzionali e giudiziarie previste dalla legge.

Era un diritto. Lo è stato ieri, lo è oggi, lo sarà domani. E forse è proprio qui che si vede la differenza tra la politica e il tifo.

La politica dovrebbe avere memoria, misura e rispetto delle regole. Il tifo, invece, ha bisogno di un nemico da deridere.

La campagna elettorale che si apre ci dirà molto di Marano. Dirà se vogliamo costruire il futuro della Città oppure continuare a vivere di rancori, regolamenti di conti e vecchie contrapposizioni.

Perché il tempo della propaganda passa. Le città, invece, restano. E allora vale la pena ricordare una frase che, in queste ore, assume un significato quasi simbolico:

“Sul cadavere dei leoni banchettano i cani. Ma i cani restano cani e i leoni restano leoni.”

Sta a noi decidere se trasformarla in una frase di odio o in una semplice metafora politica. Perché alla fine non saranno i reel, i meme o gli sfottò a giudicare una stagione politica.

Sarà la storia, e soprattutto saranno gli elettori.

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