Spagna: Pedro Sánchez si dimette per portare la Spagna alle elezione. L’annuncio è arrivato oggi 5 ottobre alla Moncloa. Una posizione resa chiara del resto già la scorsa settimana, quando ha avvertito PP e Junts che «la storia li giudicherà prima di quanto pensino». Sánchez vuole cavalcare l’emergenza casa, che ha portato di nuovo gli indignados in piazza a Madrid, dopo la bocciatura dei suoi decreti. Le 70.000 persone scese in piazza a Madrid sabato rappresentano una delle più grandi manifestazioni della sinistra nella capitale degli ultimi anni. Per il voto la prima data utile in calendario è il 29 novembre.
Il Partito Popolare si sente favorito. Feijóo avrebbe già scelto i ministri. Ma senza un’alleanza con l’estrema destra di Vox la vittoria sembra improbabile. I catalani di Junts sono invece i responsabili della sconfitta del decreto casa in Parlamento. La storia di Maricarmen, 87 anni, sgomberata dalla sua casa, ha portato centinaia di giovani ad accamparsi a Puerta del Sol per protestare contro la crisi abitativa. Il 2 ottobre il Parlamento ha bocciato i decreti del governo Sánchez per l’emergenza. Prima della rivolta degli sfratti il governo era in difficoltà per le accuse di corruzione e per la gestione dei migranti a Ceuta. Si parlava di 16 punti di distacco tra destra e sinistra nelle intenzioni di voto.
Poi, racconta oggi Repubblica, lo sfratto di Maricarmen ha ridato speranza a Sánchez. Intanto i sondaggi di El País danno i Popolari al 32,7 per cento, i socialisti al 26,4, Vox al 18,1. La sinistra-sinistra è divisa tra Sumar e Podemos: i primi sono sotto il 6, i secondi intorno al 3. Arrivarono nel 2015 al 20%. Il centro-destra sfiora il 52 per cento, il centro-sinistra si ferma al 36. La piattaforma di scommesse Polymarket , in una settimana, ha portato dal 13 a quasi il 70 per cento la probabilità che Sánchez convochi le elezioni entro il 2026. E vede Feijóo prossimo premier con una probabilità dell’88%. Ma Sánchez è un esperto di alleanze acrobatiche e di rimonte impossibili.
