Napoli:L’onda lunga degli scioperi degli autotrasportatori e i conseguenti tagli alle corse annunciati dall’EAV continuano a produrre severi effetti a catena sulla mobilità cittadina e regionale. A farne le spese, in queste ore, è il diritto allo studio: a causa dell’impossibilità di garantire i collegamenti, l’Università Federico II di Napoli ha comunicato il ritorno ufficiale alla Didattica a Distanza (DAD) a partire da oggi, 22 ottobre.
Alla redazione de L’Altra Notizia è giunta la testimonianza vocale di una giovane cittadina, studentessa universitaria, che fotografa il disagio e la frustrazione di una generazione nuovamente privata dei propri spazi. Di seguito, riportiamo estesamente il testo del suo messaggio:
«Sono una studentessa al terzo anno della facoltà di Ingegneria Biomedica alla Federico II di Napoli. Con i numerosi blocchi dovuti agli scioperi degli autotrasportatori, esausti dai prezzi troppo alti del gasolio, e con il conseguente comunicato dell’EAV riguardo il taglio di alcune linee, la nostra università ci ha informato che dal 22 ottobre noi studenti torniamo in DAD. Quella didattica a distanza che tanto ha fatto scalpore nel periodo del Covid.
Ecco, noi universitari siamo tornati a seguire davanti a un computer. Certo, qualcuno potrebbe obiettare dicendo che è bello svegliarsi dieci minuti prima della lezione, accendere il pc ed essere presenti. Anche perché non è che i trasporti funzionassero così bene prima. Però nessuno mette in luce che gli studenti hanno perso di nuovo il contatto. Quel famoso contatto umano tanto reclamato, visto che ci accusano di perderlo per colpa dei social. Noi abbiamo vent’anni, e adesso il contatto ce lo tolgono senza parlare.
Il silenzio del potere ci ha costretti di nuovo alla DAD. E non abbiamo voce, perché non se ne parla. Non si parla di autotrasportatori stanchi, non si parla di un prezzo troppo alto del gasolio. Non si parla di tagli da parte del trasporto pubblico. E quindi non si parla nemmeno degli studenti universitari che fanno difficoltà ad arrivare nella propria sede e che ora sono costretti di nuovo davanti a un computer.
Noi studenti al terzo anno di università eravamo al liceo sei anni fa, e abbiamo già perso tanto affrontando la DAD alle superiori. Quella, però, era un’altra situazione: si parlava di Covid, di un virus che faceva milioni di morti. Adesso non se ne parla del fatto che siamo tornati in DAD. Non si parla di un’emergenza nazionale che, pur non facendo morti, ci rende solo più poveri. Questo messaggio è per cercare di dare ancora una volta voce a noi studenti, forse non verrà nemmeno letto, ma è l’unico modo che abbiamo per farci sentire».

