Mugnano: Il dibattito sulla trasparenza e sulla fruibilità dei video del Consiglio Comunale di Mugnano compie un nuovo, atteso passo in avanti. Come cittadino, prima ancora che come collaboratore di questa testata, ho avvertito l’urgenza civica di provare a scardinare il “bavaglio di vetro” che oggi oscura i lavori della nostra Assise. Per questo motivo, ho formalmente inviato alla Commissione Statuto e Regolamento un pacchetto di proposte emendative per modificare radicalmente l’attuale “Regolamento per la disciplina delle riprese audiovisive”.
L’obiettivo delle mie richieste è superare un impianto normativo anacronistico e inutilmente restrittivo, per allinearlo allo spirito dell’articolo 21 della Costituzione e alle direttive europee su Open Data e tutela della Privacy. Ho chiesto, innanzitutto, di istituire un archivio web permanente e di libero accesso, svincolato dal limite dei sei mesi e dalla gravosa procedura di “accesso agli atti”.
Al centro delle mie proposte vi è poi la sacrosanta tutela del diritto di cronaca, di critica e di satira: ho domandato di liberalizzare l’estrapolazione di singoli spezzoni video e la loro condivisione sul web – fermo restando il divieto di manipolazioni mendaci o “deepfake” – abrogando quella norma surreale che subordina il riutilizzo al consenso scritto dell’Ente sotto minaccia di ritorsioni legali. Ho chiesto, inoltre, di semplificare le riprese effettuate dal pubblico e dai giornalisti con i propri smartphone, limitando al contempo l’eccessivo potere discrezionale del Presidente di oscurare o sospendere le riprese.
Queste istanze non sono cadute nel vuoto. Ieri, venerdì sei novembre, la Commissione consiliare Statuto e Regolamento si è riunita proprio per discutere il tema. Dalla sintesi del verbale manoscritto, emerge che il Presidente della Commissione, Guido Mauriello, dopo la verifica del numero legale, ha aperto i lavori evidenziando “la necessità di modificare il corpo della regolamentazione per garantire una più ampia e diffusa partecipazione alla vita pubblica”.
La Commissione ha recepito alcune delle istanze di modernizzazione, concordando sulla predisposizione di “un canale istituzionale Youtube per l’archiviazione e per la diffusione dei video”, specificando che la trasmissione dovrà essere “dotata di sottotitolazione e di marcatura temporale (divisione in capitoli)”. È passato anche il principio secondo cui il video potrà essere “fedelmente estrapolato con gli strumenti digitali”, ribadendo il giustissimo “divieto di alterazione artificiosa o manipolazione mendace (deep fake)”.
Eppure, leggendo il prosieguo del verbale, permangono rigide e anacronistiche resistenze su chi e come possa filmare in Aula. Sulla stampa, la Commissione intende mantenere l’obbligo di chiedere “un permesso una sola volta e vale per tutti i consigli comunali dell’anno solare”, imponendo però alle testate di “individuare uno/due inviati già prestabiliti”. Al Presidente del Consiglio verrebbe inoltre garantito il potere di “sospendere le dirette streaming” per “garantire una decisiva e sicura garanzia dei diritti privacy dei consiglieri ma nei casi previsti dalla legge”.
Il punto di maggiore chiusura, tuttavia, riguarda proprio i cittadini. Nel verbale si decreta in modo inequivocabile: “Vista la reale reperibilità dei video non è concesso ai cittadini la ripresa libera con smartphone delle sedute”. Un privilegio che verrebbe concesso solo ai consiglieri comunali, i quali “possono delegare in proprio un assistente per riprendere i propri interventi ai fini divulgativi o mediatici”.
Senza alcuna ulteriore discussione, il Presidente ha chiuso la seduta alle ore 11:55. Il cantiere per il nuovo regolamento è aperto e alcune conquiste sul fronte della fruibilità digitale sembrano consolidate, ma la strada per una Casa Comunale davvero trasparente, e non ostile verso i cittadini armati di un semplice smartphone, appare ancora in salita.


