Marano: Parto dall’articolo pubblicato oggi da Calvizzanoweb, che ringrazio per il costante lavoro di approfondimento sul territorio e che documenta una realtà difficile da ignorare: il polo del riuso non è ancora partito.
Facciamo qualche passo indietro.
Il mancato utilizzo del polo del riuso, realizzato sull’area confiscata alla criminalità organizzata dell’ex cioccolatteria, è stato inserito tra gli elementi che hanno concorso allo scioglimento del Comune. Un tema che mi sta particolarmente a cuore, non soltanto per il suo valore ambientale, ma soprattutto per il suo significato politico e sociale.
Ma qui c’è un aspetto che trovo francamente assurdo e che merita di essere ricordato.
Il Consiglio comunale aveva già dato un indirizzo preciso per rendere effettivamente operativo quel bene e lo aveva fatto approvando all’unanimità il piano industriale del servizio di raccolta dei rifiuti.
In quel piano era espressamente previsto che il soggetto che si sarebbe aggiudicato la gara per la raccolta dei rifiuti avrebbe dovuto occuparsi anche della gestione del polo del riuso.
Dunque, non eravamo di fronte alla politica che aveva ignorato il problema o che non aveva programmato il riutilizzo dell’area. Al contrario, il Consiglio comunale aveva assunto una decisione politica chiara, condivisa da tutte le forze presenti in aula, individuando anche lo strumento attraverso il quale garantire la gestione della struttura.
E allora la domanda è inevitabile: com’è possibile che proprio il mancato utilizzo di quel bene sia stato inserito tra i motivi di scioglimento, quando il Consiglio comunale aveva già approvato all’unanimità un piano industriale che ne prevedeva la gestione?
Sorge un’altra domanda: se questa vicenda era considerata così grave da concorrere a determinare lo scioglimento dell’ente, perché, dopo oltre un anno dall’insediamento della Commissione straordinaria, quell’area confiscata è ancora lì, inutilizzata e priva di una concreta operatività?
Questa è la contraddizione politica che non può essere ignorata.
Quel polo è stato realizzato accanto al centro di raccolta, anch’esso situato su un’area confiscata alla criminalità organizzata.
Per la realizzazione di quella struttura, durante la giunta Bassolino, era stato previsto un finanziamento di 881.000 euro, successivamente bloccato dalla giunta Caldoro.
Nel 2010 portai una mozione in Consiglio comunale. Non si fermò a Marano: venne ripresa e approvata anche in Consiglio regionale. Seguirono i miei interventi nella Commissione Ambiente ed Ecomafia della Regione Campania. Alla fine, i fondi furono sbloccati e fu possibile completare l’isola ecologica.
Ricordo ancora l’inaugurazione. In quell’occasione sollecitai l’ingegner Di Pace, dirigente del settore, affinché fosse collocata una targa all’esterno della struttura. Perché i cittadini dovevano sapere, ogni volta che si recavano lì per conferire i rifiuti, che quello era un bene sottratto alla criminalità organizzata e restituito alla collettività per un servizio essenziale.
Non era un dettaglio. Era un messaggio di legalità. Era il modo concreto di dimostrare che i beni confiscati non devono restare simboli sulla carta, ma devono tornare a vivere attraverso servizi utili alla comunità.
Ed è con lo stesso spirito che mi sono battuta affinché l’ex cioccolatteria, come già previsto nel precedente piano industriale, ospitasse accanto all’isola ecologica il polo del riuso.
Durante la consiliatura Visconti presentai una mozione per realizzare non soltanto il polo del riuso, ma anche quello della riparazione, attraverso un apposito regolamento. Una mozione approvata all’unanimità.
Perché un polo del riuso e della riparazione, accanto a un’isola ecologica, rappresenta molto più di un progetto ambientale: è un modo concreto per coniugare giustizia ambientale e giustizia sociale.
Un bene ancora utilizzabile, anziché finire tra i rifiuti, può diventare una risorsa per chi ne ha bisogno. Pensiamo a una culla in buone condizioni che una famiglia non può permettersi di acquistare. Quello che per qualcuno è un oggetto da dismettere, per qualcun altro può rappresentare una necessità concreta.
E allora torniamo alla questione politica.
Non si può pretendere rigore dagli altri e sottrarsi alla verifica del proprio operato.
La Commissione straordinaria ha il dovere di spiegare perché, dopo oltre un anno dal suo insediamento, un’area confiscata alla criminalità organizzata, destinata a un servizio di grande utilità sociale e ambientale, non sia stata ancora resa operativa.
La legalità non può essere un principio da invocare soltanto quando serve a giustificare uno scioglimento. Deve essere una pratica quotidiana, fatta di atti, decisioni e risultati concreti.
Ecco perché continuo a sostenere che anche le commissioni straordinarie debbano essere sottoposte a una verifica rigorosa del loro operato.
Perché i beni confiscati non si restituiscono alla collettività con i comunicati o con le dichiarazioni di principio. Si restituiscono facendoli funzionare.
E oggi, su quell’area, i fatti raccontano una storia diversa.
Comunicato stampa. Stefania Fanelli, Segretaria Sinistra Italiana Marano


Comunicato stampa Stefania Fanelli Segretaria Sinistra Italiana Marano

Foto fonte Calbizzanoweb

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