Caserta: Dai rapporti dell’amministrazione comunale con gli ambienti criminali alle presunte irregolarità negli appalti, fino al ruolo di alcuni dirigenti comunali: sono gli elementi che hanno portato il Consiglio di Stato a confermare in modo definitivo lo scioglimento del Comune di Caserta per infiltrazioni della criminalità organizzata.

I giudici di Palazzo Spada hanno respinto il ricorso dell’ex sindaco di Caserta Carlo Marino e confermato quanto disposto dal Tar Campania in primo grado; in giudizio era costituito anche il Ministero dell’Interno, la cui relazione nell’aprile 2025 portò alla scioglimento del Comune.

Tra i principali motivi di appello presentati da Marino ma che non hanno convinto il Consiglio di Stato, c’è la presunta disgregazione del clan Belforte, che Marino riteneva dimostrata da diverse sentenze passate in giudicato; clan che avrebbe condizionato, come certificato dalla relazione del Viminale, l’attività del Comune.

Ma per i giudici amministrativi, che si sono basati per decidere sulle relazioni prodotte in giudizio dagli organi di polizia, proprio queste informative documenterebbero la persistente presenza nel casertano di gruppi criminali riconducibili al clan Belforte e due altre organizzazioni analoghe, tra cui il clan dei Casalesi.

Il riferimento in particolare è alle vicende relative ai lavori per il collegamento viario, affidati ad una ditta di un imprenditore ritenuto colluso con il clan Zagaria, e alla gestione dei parcheggi cittadini. I titolari di una delle società affidatarie erano imparentati con esponenti clan Casalesi. Vicende di cui parla la relazione ministeriale.

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