Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani intende collocare la
ricorrenza del 25 marzo – Giornata Internazionale della Solidarietà per i Membri del Personale
Arrestati o Scomparsi (A/RES/49/59) in una prospettiva educativa e civile ancora più incisiva,
rivolgendosi in modo diretto al mondo della scuola, della formazione e della ricerca. In un contesto
globale segnato da crisi complesse, conflitti persistenti e trasformazioni profonde dei sistemi
informativi, la tutela di chi opera per la difesa dei diritti fondamentali si configura come un
indicatore essenziale della qualità democratica e della tenuta del diritto internazionale, ma anche
come un terreno privilegiato di riflessione didattica e pedagogica.
L’attuale ecosistema comunicativo, caratterizzato da un flusso continuo di immagini e notizie,
rischia di generare una percezione superficiale delle emergenze globali, alimentando fenomeni di
assuefazione e distacco emotivo. In questo scenario, operatori umanitari, funzionari internazionali e
giornalisti impegnati nei contesti più fragili diventano spesso figure visibili ma non realmente
comprese, esposte a rischi estremi che raramente trovano adeguato spazio nella narrazione
educativa. È proprio in questa frattura tra informazione e consapevolezza che la scuola è chiamata a
intervenire con responsabilità e visione.
Dalla fondazione delle Nazioni Unite, oltre 3.500 donne e uomini hanno perso la vita nel servizio
alla pace, vittime di conflitti, attentati e disastri naturali. Questo dato, lungi dall’essere una semplice
statistica, rappresenta un patrimonio di memoria che interpella direttamente il sistema educativo,
chiamato a trasformarlo in conoscenza critica e in consapevolezza civile.
In tale prospettiva, risultano particolarmente significative le parole del Segretario Generale delle
Nazioni Unite, António Guterres, che richiamano la responsabilità condivisa della comunità
internazionale: la necessità di fare tutto il possibile affinché coloro che svolgono un lavoro salvavita
possano operare in condizioni di sicurezza e dignità non è soltanto un principio politico, ma un
imperativo etico che deve trovare spazio anche nei percorsi educativi. Tali parole sollecitano il
mondo della scuola a interrogarsi sul proprio ruolo nella costruzione di una cultura della protezione,
della solidarietà e della responsabilità globale.
La memoria della vicenda di Alec Collett, legata all’azione dell’UNRWA, rappresenta un potente
dispositivo pedagogico per avvicinare gli studenti alla dimensione concreta dei diritti umani. Essa
consente di trasformare una storia individuale in occasione di riflessione collettiva, favorendo un
apprendimento che unisce conoscenza, empatia e senso critico.
In questo quadro, le giornate internazionali promosse dalle Nazioni Unite assumono un valore
strategico anche sul piano educativo, configurandosi come strumenti di sensibilizzazione e
mobilitazione capaci di orientare l’azione didattica verso temi di rilevanza globale. Esse offrono
l’opportunità di sviluppare percorsi interdisciplinari che integrino diritto, storia, educazione civica e
comunicazione, contribuendo alla formazione di cittadini consapevoli e responsabili.
Il CNDDU sottolinea pertanto l’urgenza di un impegno sistemico che coinvolga scuole, università e
istituzioni educative nella costruzione di una narrazione più rigorosa e consapevole, capace di
restituire visibilità e dignità a chi opera nei contesti di crisi. È necessario promuovere pratiche
didattiche che favoriscano l’analisi critica delle fonti, la comprensione delle dinamiche
internazionali e lo sviluppo di una coscienza civica globale.
In tale prospettiva, la solidarietà deve essere riconosciuta come una competenza educativa
fondamentale, che si costruisce attraverso la conoscenza, l’empatia e la partecipazione attiva. La
scuola diventa così luogo di formazione di una cittadinanza globale capace di leggere il presente e
di orientare il futuro.
Difendere chi difende i diritti significa, per il mondo dell’educazione, assumere una responsabilità
chiara e lungimirante: trasformare la memoria in sapere critico, il sapere in impegno e l’impegno in
azione educativa. Solo così i principi fondativi delle Nazioni Unite potranno radicarsi nelle
coscienze delle nuove generazioni, contribuendo alla costruzione di una società più giusta,
consapevole e solidale.
prof. Romano Pesavento
Presidente Nazionale CNDDU
