Domenica scorsa l’Amedspor, squadra simbolo della (r)esistenza kurda ha vinto per 1 a 0 in trasferta sul campo del Soma Spor, grazie alla rete del centrocampista Oktay Aydin, conquistando – così – la promozione nella TFF Lig.1, la seconda serie del calcio turco. Un traguardo storico per la squadra di Diyarbakir, la capitale del Kurdistan turco, che mai prima d’ora aveva disputato una sola stagione in quella che è il corrispettivo della nostra serie B.

Club che, però, non è nuovo ad imprese fuori e dentro il campo di gioco. Nel 2016, ad esempio, fece emozionare appassionati di calcio e simpatizzanti della causa kurda con una strepitosa cavalcata in Coppa di Turchia, terminata ai quarti di finali al cospetto del più blasonato Fenerbahçe di Istanbul che, comunque, dovette sudare le famose 7 camicie per avere la meglio di una squadra della terza serie turca.
Una campagna di Coppa che, come spesso accade quando si parla di squadre che rappresentano molto di più di una semplice società di calcio, all’impresa sportiva accompagnò rivendicazioni sociali e politiche molto temute dalle parti di Ankara.
Con il destino a rendere il tutto ulteriormente epico: gli ottavi di finale videro l’Amedspor affrontare il Bursaspor, squadra simbolo del più sfrenato e violento nazionalismo turco, e per questo grande antagonista della squadra simbolo dell’identità kurda.

Una partita che vide l’Amedspor trionfare nonostante il clima di fuoco in cui si giocò la partita con lanci di oggetti dagli spalti, striscioni che sapevano di vere e proprie provocazioni politiche, cori razzisti e discriminatori fino al momento in cui scatenatosi il caos più totale, calciatori e dirigenti della squadra kurda furono letteralmente aggrediti dalla tifoseria di Bursa.

Altrettanto suggestivi e simbolicamente importanti furono i quarti di finale giocati – come detto – contro il Fenerbahçe.
Il 9 febbraio 2016 andrà in scena il primo round in casa dell’Amedspor. Stadio vuoto per volere della Federcalcio turca, così da evitare qualsiasi problema di ordine pubblico, visto quanto accaduto nel turno precedente. I giocatori e la tifoseria dell’Amedspor non ci stanno e – con estrema intelligenza – protesteranno contro questa decisione: pubblico “simulato” su degli striscioni e primo minuto di gara “senza gioco”, per protesta. Perché l’Amedspor è molto di più di una semplice squadra di calcio e – giustamente – non può accettare in silenzio che la propria tifoseria non possa assistere alla partita più importante del club per una decisione che sa tanto di ritorsione politica voluta dalla Federazione, che – come risaputo – è molto “attenta” ai desideri del Sultano, Recep Tayyip Erdoğan.

Partita che finirà, per inciso, sul 3 a 3 con il Fenerbahçe che troverà il gol del definitivo pari al minuto 76, evitando quella che sarebbe stata una clamorosa sconfitta. Risultato che, in attesa del ritorno che vedrà i Sarı Kanaryalar – “Canarini gialli” – (soprannome con cui sono conosciuti i calciatori del Fenerbahçe) spuntarla per 3 a 1, regalerà a tutta la famiglia dell’Amedspor un’altra giornata di gioia e festeggiamenti.

Come quelli che domenica hanno travolto la città di Diyarbakir (ma anche tantissime altre città kurde) dove migliaia di persone si sono riversate per strada per festeggiare, tifosi e non, perché dopotutto la promozione della squadra simbolo del Kurdistan è anche la vittoria di un’intera popolazione che anche attraverso il calcio grida ai suoi nemici la propria esistenza e il proprio diritto ad un’autonomia sociale, culturale e politica.

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